venerdì, aprile 10, 2009

Vergogna giornalistica

Ritengo vergognoso il modo in cui la redazione del TG1 si sia "vantata" degli straordinari successi di ascolto, ritengo comunque sbagliato che un TG tenga in così grande considerazione gli ascolti, ma è addirittura disprezzabile proclamare il proprio successo in momenti come questi.
Mi dispiace veramente tanto che i soldi che gli italiani sono costretti, e sottolineo costretti, a pagare ogni anno tramite il "Canone abbonamento RAI" contribuiscano anche a pagare lo stipendio di chi ha ideato o anche solo permesso questo atto maleducato e irrispettoso.

Questo è il testo di una e-mail che ho appena inviato alla RAI. Non credo che ci sia altro da aggiungere se non un link.

Chi fosse interessato ad inviare una e-mail (decidete voi se di protesta o di elogio) alla RAI può seguire questo altro link.

Update: forse era opportuno dare un riferimento al fatto che ha dato origine al vergognoso comportamento della redazione del TG1, cioè il terremoto (rivelatosi poi il primo di una lunga serie) che ha portato morte e distruzione nella città de L'Aquila all'inizio della settimana scorsa. Adesso che i fatti sono attuali sembra banale scriverlo, ma tra qualche mese, purtroppo, potrebbe non esserlo più.

mercoledì, aprile 01, 2009

Shake it

A volte mi piacerebbe prendere il mondo e scuoterlo con forza... con tutta la forza che ho in corpo.
Scuoterlo fino a sconvolgerlo e sconquassarlo (mi piace questa parola).
Nella speranza che possa cambiare, nella speranza che possa essere più a misura mia, nella speranza di non dover essere più io ad adattarmi al mondo.
Immagino di scuoterlo e sento i miei denti serrarsi, quasi con rabbia.
Evidentemente sono ricolmo di risentimento inespresso.

Sono una persona molto tranquilla nella vita, ma credo di essere una delle persone più arrabbiate nel profondo che io conosca. Contro chi o contro cosa ho paura di saperlo ma preferisco non dirlo.

NOW ON AIR: "Cacca nello spazio" Caparezza

martedì, marzo 31, 2009

Alla faccia della Crisi: più porno per tutti

È proprio il caso di dire "Alla faccia della crisi".

(Il seguente post contiene cifre "non confermate ufficialmente", faccio riferimento a diversi interventi pubblicati in rete e, in particolare, a questo articolo di Repubblica)

Non ho ancora trovato conferma di questi dati da nessuna parte, ma sembrerebbe che ogni giorno vengano comprati, in media, circa 200.000 (duecentomila) film porno sulla tv digitale satellitare in pay-per-view. Sembrerebbe anche (non ho fonti dirette da consultare) che ognuno di tali acquisti comporti una spesa di 10 euro.
Sorvoliamo sullo squallore della questione e anche sulla questione morale: della questione morale non me ne importa proprio niente, mentre sul cosa uno debba farci con i film porno sono solo affari suoi, anche se non vedo nessun buon motivo per vedere un film porno.
Mi vorrei concentrare sull'aspetto puramente economico, ovvero su quei 2 MLN (10x200.000) di euro che ogni giorno vanno "in fumo". Mi rifiuto categoricamente di pensare che questi numeri spaventino soltanto me e voglio ribadire che non c'è alcuna componente morale nel mio disappunto: non importa che siano film porno, anche se fossero cartoni animati per bambini inorridirei comunque, sarebbero comunque 2 milioni di euro letteralmente buttati. Sono buttatti perchè in cambio non ne otteniamo niente di utile, niente di importante, sono soldi spesi per comprare qualcosa che non ci è affatto necessario, anzi qualcosa che potrei definire completamente superfluo, che si tratti di porno, cartoni animati o telefilm non importa.
Il disappunto va oltre quello che provo nei confronti dei soldi spesi per alcol, droghe e tabacco perchè almeno nell'utilizzo di questi prodotti c'è una componente fortemente fisica e, perdipiù, sociale che naturalmente comporta una sorta di necessità psico-fisiologica.

C'è in giro chi dice che il modo migliore per combattere la Crisi è quello di continuare a spendere come abbiamo fatto sempre, affermazione che sicuramente, dal punto di vista economico, ha il suo senso. Ma da un punto di vista un po' meno materialista penso che dovremmo approfittare della Crisi per riflettere e pensare, riflettere, imparare, non a spendere necessariamente meno, ma almeno a spendere in modo più intelligente, più utile, più ragionato e, perchè no, anche più razionale. Cerchiamo di essere meno animali, meno massa, meno inconsapevoli nello spendere i nostri soldi, troppi spesso dicono che i soldi non crescono sugli alberi, ma poi si comportano come se ognuno di noi ne avesse una riserva infinita nel materasso... ormai nel materasso scarseggia anche la lana, ma consoliamoci con le nostre auto, i nostri abiti di marca e soprattutto con l'alcol che ci scorre nelle vene.

NOW ON AIR: "Crawling in the dark" Hoobastank

giovedì, marzo 26, 2009

Problema casa

Mi si dia pure del nazista, non mi importa, ma, a mio avviso, se in Italia non ci sono abbastanza abitazioni per tutti non è perchè ci sono poche case, piuttosto perchè ci sono troppe persone.

Sempre che sia vero quello che ci dicono: sarà vero che non ci sono abbastanza case per tutti?
Boh.

NOW ON AIR: "Wonderwall" Oasis

lunedì, marzo 23, 2009

Ancora sull'uscire da Facebook

Grazie alle statistiche fornitemi da ShinyStat per questo blog ho visto che uno dei temi che più spesso porta gli utenti a leggerne le pagine è la tanto agognata uscita da Facebook.

Allora proviamo a dare una risposta definitiva a questa domanda: "Si può uscire da Facebbok?"

La risposta è sempre la solita: dipende. Dipende da cosa si intenda per "uscire".
Gli sviluppatori di Facebook hanno infatti previsto la funzione "Disattiva account", accedibile dalla pagina delle impostazioni del proprio account. La disattivazione però non equivale ad una cancellazione: il vostro account e quindi le vostre informazioni saranno ancora tutte memorizzate nei sistemi del signor Facebook, ma nessuno potrà più trovarvi utilizzando la funzione "Trova" mentre i vostri "amici" non troveranno più il vostro nome e la vostra foto nella loro losta di amici.
Se però vi siete iscritti ad uno di quei giochi in cui si devono formare delle bande o dei clan invitando persone che conoscete, il vostro nome e le vostre statistiche saranno ancora visibili (la vostra foto invece scomparirà anche da lì).

Tutte le informazioni relative al vostro account, descrizione del profilo, le foto caricate, le iscrizioni a gruppi o a pagine rimangono permanentemente memorizzate nei server di Facebook anche se rimangono inaccedibili agli altri utenti del sito. Tanto che, se qualche mese dopo aver disattivato il vostro account tornate a fare il login sulla pagina principale di Facebook, il sistema recupererà il più velocemente possibile le vostre informazioni e vi permetterà di accedere come se non aveste mai disattivato l'account, inviandovi una email di bentornato.

Anche se a qualcuno può non piacere un tal comportamento è tutto scritto nel contratto di "Condizioni di accettazione del servizio" ma dubito che molti abbiano letto tale documento prima di iscriversi a Facebook: io non l'ho fatto, ma sinceramente dubito che avrei interpretato il testo delle condizioni in questo senso.

Pubblicando Contenuti dell’utente sul Sito, concedi automaticamente l’autorizzazione e la garanzia di disporre del diritto a fornire alla Società l’autorizzazione irrevocabile, perpetua, non esclusiva, trasferibile, totalmente acquistata e valida in tutto il mondo (con il diritto di concedere sotto-licenze) ad utilizzare, copiare, eseguire ed esporre in pubblico, riformattare, tradurre, estrarre (integralmente o parzialmente) e distribuire tali Contenuti dell’utente per qualsiasi scopo commerciale, pubblicitario o di altra natura, sul sito o su canali collegati al sito o alla presente promozione, nonché a incorporare in altre opere, ad esempio i Contenuti dell’utente, e a concedere ed autorizzare sotto-licenze di tali contenuti.


Inoltre
Hai la facoltà di rimuovere in qualsiasi momento i Contenuti dell’utente dal Sito. Se decidi di rimuovere i tuoi Contenuti dell’utente, l’autorizzazione di cui sopra decadrà automaticamente,


ma (rimuovendoli)
accetti che la Società possa mantenere in archivio copie dei Contenuti dell’utente.


Con altre parole possiamo dire che tutto quello che facciamo su Facebook rimarrà nelle mani del signor Facebook finchè esso vorrà e con le finalità che vorrà.

Posso quindi infine dare un consiglio a chi vuole lasciare Facebook: spendere un po' di tempo per eliminare tutti i propri commenti, tutte le proprie iscrizioni a gruppi e pagine, eliminare le proprie foto e le proprie informazioni personali, revocare l'accesso ai nostri dati personali alle applicazioni che abbiamo autorizzato (Geo Challenge, Guerra di Bande, Word Challenge, Birthday Calendar e compagnia bella) e quindi disattivare il proprio account, in questo modo la nostra privacy dovrebbe essere un po' più protetta anche se non potremo avere mai la certezza della reale cancellazione dei nostri dati personali dai database di Facebook.
Attualmente non esiste niente di più vicino all'uscita da Facebook.

Per il testo completo delle Condizioni d'uso, cliccate qui.

NOW ON AIR: "Leave out all the rest" Linkin Park

venerdì, marzo 13, 2009

Frustrazione creativa

Vorrei scrivere più spesso su questo blog ma proprio non ci riesco.
Non che mi manchino gli spunti, ma a volte ho paura di scrivere qualcosa di troppo banale, altre ho la certezza che potrei scrivere qualcosa di cui pentirmi: sono molti i fatti che mi fanno riflettere ma quando sono freschi rischio di scrivere con troppa rabbia, troppo risentimento, troppo politicamente scorretto. Non che mi dispiaccia essere politicamente scorretto, anzi è una delle mie qualità che apprezzo maggiormente, ma scrivendo di getto c'è pericolo anche di esprimersi in modo sbagliato, di veicolare un messaggio che non corrisponde al mio reale pensiero e, a volte, anche di andare contro la legge o di rischiare qualche problema di natura legale.
So che il mio blog non raggiunge una larga fetta della popolazione italiana, ma la vita è così: puoi scrivere tante cose belle ed intelligenti per anni senza che ti legga nessuno o solo pochi buoni affezionati, ma appena scrivi distrattamente una stupidaggine, non appena fai un passo falso, com'è come non è, c'è un'alta probabilità che ti becchino subito. La celeberrima Legge di Murphy.
Comunque anche se non ci fosse il rischio di essere scoperti preferirei non scrivere stupidaggini o pensieri di cui potrei pentirmi in seguito, quindi cerco di ponderare, ma ponderando ponderando, finisce che l'onda emotiva che inizialmente mi spingeva a scrivere riguardo ad un certo argomento si esaurisce e non posseggo più lo stimolo necessario a scrivere qualcosa di vagamente interessante o semplicemente a mettermi davanti alla tastiera, soprattutto quello che mi viene da scrivere in modo più ponderato mi sembra incredibilmente meno vero, mi sembra più costruito, creato appositamente per essere "distribuito" e meno rappresentativo della mia persona... quindi del tutto inutile.
Ecco perchè da qualche post a questa parte finisco per scrivere solo di ciò che leggo, mentre i temi su cui vorrei "sfogarmi" sono molteplici e vari, suggeriti dalla cronaca, dalla politica e dalla vita.
Spero di riacquistare presto quel tanto di forza mentale che mi permetta di scrivere ciò che penso nel modo migliore e più chiaro possibile, magari offendendo pure qualcuno ma nel rispetto di ogni punto di vista ragionevole.

NOW ON AIR: "Danziamo" Io, Carlo

giovedì, marzo 05, 2009

Narciso e Boccadoro


Ho interrotto momentaneamente la sequenza di letture fantascientifiche e mi sono dedicato a "Narciso e Boccadoro" di Hermann Hesse; purtroppo si tratta di un'altra piccola delusione. Forse era troppo aspettarsi un altro "Siddharta", libro che non ho trovato eccezionale ma comunque gradevole.
Trovo che questo libro sia stato scritto molto bene, anche tradotto bene, secondo la mia impressione, ma oltre la forma c'è veramente poco, vi ho trovato pochissima sostanza.
Due capitoli spiccano su tutti gli altri per suggestione e trasporto emotivo, quello che descrive il vagabondaggio di Boccadoro nella Germania invasa dalla peste e quello finale di cui non svelo il contenuto per non rovinare la lettura a chi dovesse ancora intraprenderla.
I restanti capitoli sembrano solo un insieme di frasi-pretesto per giustificare il capitolo finale: più di duecento pagine di parole davvero povere di contenuto in cui si descrive prima l'infanzia del giovane Boccadoro, sventurato figlio di un funzionario reale, nel convento-scuola di Mariabronn dove conosce il giovane insegnante Narciso, e poi il vagabondare dello stesso Boccadoro per il mondo alla ricerca della sua anima e del sesso. Della personalità di Boccadoro è questo il carattere che colpisce di più: con gli uomini che incontra ha rapporti ridotti al minimo indispensabile e strettamente utilitaristici, mentre con le donne è molto espansivo e cerca di "ottenere il massimo da ogni incontro".
Oltre all'apparenza descritta, Boccadoro cerca di andare contro tutto ciò che rappresenta la vita del convento da cui si allontana e in un certo modo fugge: il sesso, la libertà da qualsiasi costrizione, l'abbandono della pratica religiosa che in convento sfiora il rigore burocratico, la ricerca di una spiritualità diversa, più naturale, più legata ai sensi che ad un Dio troppo lontano dalla vita vera dell'uomo, la scoperta dell'arte come mezzo per fissare i sentimenti e permettere a questi, come nostra emanazione, di superare l'altrimenti insostenibile vincolo della mortalità della carne.
Sotto tutti questi aspetti Boccadoro sembra il prototipo dell'artista decadente, l'artista tormentato che si da ai bagordi per riempire un vuoto che la sua anima sente e soffre più dell'uomo comune. Ma manca di quello che caratterizza il vero artista decadente, la sostanza: potrebbe essere l'adulto che si rende conto dell'ineffabilità della morte e dell'insensatezza del vivere sociale rimpiangendo l'età infantile, e invece è semplicemente uno sbandato che vuole solo vivere facendo quello che gli pare ma che ha perso da tempo l'innocenza della fanciullezza, quella innocenza che sola può farci vivere a pieno quel poco che di bello c'è nella vita. I bambini guardano al mondo con occhi puri e soprattutto con una mente pura, libera da qualsiasi condizionamento sensuale o fine nascosto: non guardano per scovare qualcosa, non parlano per cercare di scoprire qualcosa, non mangiano per godere, non toccano per ottenere qualcosa... i bambini guardano per vedere, mangiano per gustare, toccano per sentire, ascoltano per capire e parlano per comunicare, niente di più.

Mentre rileggo questa mia "recensione" mi sento di dover rivalutare almeno in parte questo libro che offre molti più spunti di quelli che avevo visto inizialmente: sicuramente un libro che è bene leggere, sicuramente, però, anche un libro che nel complesso non mi è piaciuto e che certamente non rileggerò. Una buona idea di base è stata rovinata da una non altrettanto buona costruzione delle vicende intorno a tale idea e, a mio avviso, dall'eccessiva centralità del tema del sesso.

NOW ON AIR: "Sex on fire" Kings Of Leon

giovedì, febbraio 26, 2009

eXistenZ


Nonostante l'esperienza non proprio esaltante con il "Neuromante" di Gibson la mia anima informatica mi ha fatto entrare nel tunnel del cyberpunk o dei tanti film e libri che più o meno a ragione vengono inseriti in questo genere.
È il caso ad esempio del film che ho appena finito di vedere: "eXistenZ" di David Cronenberg.

Per quello che ho capito del cyberpunk, mi sembra che tale film sia così definito a ragione.
Il cyberpunk tratta di tecnologie più o meno avanzate, in particolare legate all'utilizzo di impianti cibernetici nel corpo umano e allo sviluppo di diversi tipi di realtà virtuale, tutto condito con elementi di ribellione sociale e critica verso l'utilizzo incontrollato delle suddette tecnologie (vedi cyberpunk).
"eXistenZ", a mio avviso, è esattamente questo: tecnologia avanzata che, come spesso accade, genera problemi di natura morale.
Alla base c'è una grande idea del mitico Cronenberg, che non rivelo per non anticipare nulla a chi ancora non l'ha visto, dico solo che dopo un'iniziale ed eccessiva linearità della trama che sembra protrarsi fin troppo, si potranno godere di multipli e più o meno sorprendenti colpi di scena.
A parte questo però, come molti altri film di Cronenberg, anche questo ha tutte le caratteristiche del film di serie B: si ha nitidamente l'impressione di guardare un miserabile filmino dall'ambientazione vagamente fantascientifica, ma se si ha la forza di andare oltre l'apparenza e di riflettere sul tema suggerito dall'autore si potrà apprezzare meglio l'opera di un genio che a mio avviso risulta ancora troppo poco compreso.
Infine, una nota importantissima per me è una fuggevole citazione al grande Philip K. Dick, che i più attenti conoscitori di questo potranno riconoscere su un sacchetto da fast-food inquadrato nella prima metà del film.

NOW ON AIR: "Freedom" Rage Against The Machine

lunedì, febbraio 23, 2009

Neuromante


Ho finalmente finito di leggere "Neuromante" di William Gibson, il libro considerato il capostipite del genere cyberpunk, e non mi è piaciuto per niente.
Se dovessi scegliere un unico aggettivo, sarebbe "squallido".
Questo romanzo sembra voler essere contemporaneamente thriller, fantascienza e critica sociale senza riuscire ad essere compiutamente niente di tutto ciò.
Dall'inizio alla fine un piatto svolgersi di dialoghi e descrizioni sterili, che non portano da nessuna parte; non un momento di suspance, non un alone di tensione.
Di fantascientifico, poi, ci ho trovato veramente poco: si parla di computer e di hacking come si potrebbe parlare di qualsiasi altra cosa, con un livello di dettaglio che definire approssimativo è poco. Chi capisce di informatica lo trova meramente banale; chi non capisce di informatica non riesce ad avere la minima idea di cosa si stia trattando.
Se cerco di pensare a cosa mi sia rimasto più impresso nella memoria di questo libro mi vengono in mente solo le parole "sesso" e "droga", non c'è neanche il "rock'n'roll": non un evento, non un'idea, non il carattere di un personaggio o anche solo una sua particolarità. Forse, sforzandosi di trovare qualcosa, "l'elemento degli occhiali a specchio" (mirrorshades) tanto caro al filone cyberpunk (almeno così mi dicono), ma davvero non capisco che cavolo di "tema" sia, mi sembra più una minchiata, se mi si passa il termine.
Come detto, si parla molto di droga, forse l'unico modo per farsi piacere questo libro è leggerlo sotto l'effetto di qualche stupefacente, oppure essere molto stupidi, ma questa è un mia opinione, probabilmente dettata dal disappunto per aver speso del tempo prezioso a leggere un libro che non mi è piaciuto.
Nonostante ciò, essendo in uscita per l'anno prossimo un film tratto da questo romanzo, credo che lo guarderò, non è detto che in mano ad un buon regista non possa venirne fuori qualcosa di valido.
Per il momento l'unica cosa che ha fatto di buono William Gibson con questo libro è stata quella di ispirare i concetti di "Zion" e "Matrice" nelle menti dei fratelli Wachowski: da quel che ho letto è da questo testo, come da tanti altri dello stesso genere o di generi simili, che i due hanno preso spunto per creare un film, secondo me non bellissimo, ma comunque di qualità notevole, come Matrix, mi sembra un po' poco, però, per rivalutare un romanzo intero.

NOW ON AIR: "Bombtrack" Rage Against The Machine

sabato, febbraio 07, 2009

Tempo fuor di sesto


Qualche settimana fa ho terminato di leggere "Tempo fuor di sesto" di Philip K. Dick e ancora una volta sono rimasto favorevolmente colpito da un opera di questo autore.
Si tratta di un romanzo che ha per protagonista un uomo, Ragle Gumm, che si guadagna da vivere partecipando ad un concorso che viene pubblicato ogni giorno sul quotidiano cittadino: "Trova l'omino verde". Con incredibile regolarità Ragle riesce ad individuare ogni giorno la risposta corretta e ad inviarla al giornale entro le diciotto, dopo aver passato buona parte della giornata davanti a tabelle, grafici e calcoli. Neanche lui riesce veramente a spiegare come faccia, a cosa servano esattamente tutti quei grafici e quei calcoli e come gli permettano di individuare la risposta corretta, fatto sta che riesce ogni volta a vincere il premio in palio e a crearsi una certa fama.
E' un'attività impegnativa ma che gli permette di guadagnare bene e di evitare un frustrante e mentalmente logorante lavoro d'ufficio; passa le giornate nella casa della sorella dove vive insieme a lei, il cognato ed il nipotino Sammy, insomma una normalissima famiglia degli anni Cinquanta.
Alcuni strani eventi, però, sconvolgeranno la sua vita sin troppo lineare, fino all'insorgere di un irresistibile desiderio di fuga. Riuscirà a fare chiarezza soltanto grazie all'intervento di personaggi esterni alla propria vita quotidiana.
Avete mai avuto la sensazione che qualcosa non quadri nella realtà materiale che vi circonda? Sentire che state vivendo un tempo che non è quello a cui appartenete, o che i luoghi in cui abitate ed agite abbiano caratteristiche che non vi aspettate di poter definire normali, piuttosto li definireste artificiali. Se sentiste che le cose che vi circondano dovrebbero risultarvi familiari ma è come se fossero finte o addirittura sbagliate, cosa fareste? Cosa fareste, insomma, se il "tempo vi sembrasse fuor di sesto"?

Invito tutti a leggere questo libro per scoprire cosa fa Ragle Gumm in questa situazione e soprattutto a scoprire quello che scoprirà lui.
Come tutti i libri di Dick che ho letto anche questo presenta, a mio avviso, qualche problema con il finale; i finali di Dick mi risultano tutti un po' "appesi", ti fanno rimanere lì, con il libro chiuso un po' insoddisfatto, come se si trattasse di un'opera incompiuta, come se da qualche parte dovesse continuare.
Nonostante questo le idee e le vicende centrali del racconto valgono veramente tanto e difficilmente possono far rimpiangere il tempo speso nella sua lettura.
A costo di diventare ripetitivo, infine, devo ancora consigliare la lettura dei racconti di Dick agli amanti del telefilm "Lost", questo racconto in particolar modo. Se già in altri racconti di Dick avevo trovato spunti narrativi che mi hanno ricordato elementi particolarmente affascinanti del telefilm sopracitato, leggendo questo non ha fatto altro che crescere ulteriormente in me la convinzione che gli autori di "Lost" siano stati fortemente influenzati dal genio di Dick nel creare le loro sceneggiature e forse anche l'idea che sta alla base dell'intera serie TV e che, speriamo, ci sarà svelata completamente e chiaramente al termine della stessa.

La locuzione "tempo fuor di sesto" è una citazione da "Amleto" di Shakespeare, Atto I Scena V:

Hamlet:
[...]
The time is out of joint: O cursed spite,
That ever I was born to set it right!
[...]
Nella traduzione Eugenio Montale:

Amleto:
[...]
Il mondo è fuor di squadra: che maledetta noia,
essere nato per rimetterlo in sesto!
[...]

Parafrasando: "Il mondo è tutto sbagliato: che maledetta disgrazia per me, l'essere nato per rimetterlo a posto."; frase pronunciata in riferimento alla richiesta del fantasma di suo padre di smascherare il suo assasino.
Anche "Amleto" è un gran bel libro, nonostante tutti gli accidenti che gli ho rivolto quando me lo hanno fatto leggere a scuola.

Buona lettura.

NOW ON AIR: "Numb" Linkin Park