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sabato, novembre 12, 2011

Curiosità, interesse, passione

Sono curioso di tutto, ma veramente tutto, lo sono sempre stato, dalla cucina alla meccanica, dalla pittura alla fisica dei quanti. Io guardo, osservo, ascolto, leggo, rifletto, scrivo, rileggo, schematizzo... a volte cerco anche di ricordare, ma la maggior parte delle volte i concetti acquisiti svaniscono presto. Svaniscono perché manca loro qualcosa a cui attaccarsi per rimanere ancorati nella mia memoria a lungo termine.

Questa mia curiosità così vasta e, forse, dispersiva, mi impedisce di interessarmi veramente alle cose. Forse è paradossale, o forse non lo è. Non sono mai riuscito ad interessarmi davvero a qualcosa, forse è colpa del modo in cui lavora la mia curiosità, oppure c'è qualcosa di più profondo che mi impedisce di interessarmi e che mi consente, al massimo, di avere curiosità per le cose. Non ho ancora capito questo aspetto di me, ma mi piacerebbe tanto farlo. Certo è che l'assenza di interesse è alla base della mia incapacità di ricordare la maggior parte delle cose che approfondisco per curiosità.

Mancando completamente la fase dell'interesse, ovviamente mi manca anche la capacità di appassionarmi, alle cose, alle attività, alle persone. Non è certo un gran problema, si può vivere anche senza passioni: si può respirare, si può mangiare, si può bere, anche senza passioni o interessi. Ma lo si fa con molta più fatica. Anzi, si vive con la stessa fatica di tutti gli altri ma sentendola molto di più, perché non hai qualcosa che ti alleggerisce il peso di quello che "devi" fare.

La differenza tra un capriccio e una passione che dura una vita è che il capriccio dura un po' più a lungo.

Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray

NOW ON AIR: "Faint" Linkin Park

lunedì, settembre 26, 2011

La spada della verità - Volume 1


Ho letto La spada della verità - Volume 1 di Terry Goodkind (nell'edizione Fanucci tale volume contiene i primi due romanzi del ciclo, L'assedio delle tenebre e La profezia del Mago).
Mi sono avvicinato a quest'opera perché appassionato alla serie TV ad essa ispirata e, purtroppo, mi sono dovuto presto pentire. L'opera letteraria è, infatti, di scarso livello, mal scritta, prevedibile; molto di quello che si legge sa di già sentito. Per sintetizzare la definirei ingenua e poco originale.
Richard Cypher è l'ennesimo anti-eroe, il ragazzo dall'animo puro che vive ai margini della società della propria patria, pensando più alla sostanza della vita che alla forma. Sempre pronto ad aiutare gli altri, casualmente Richard si imbatte in qualcuno che ha un gran bisogno d'aiuto, la bellissima Khalan Amnell... ma com'è che le donzelle in difficoltà non sono mai brutte? Non sarà mica che nessuno si prende il disturbo di salvarne una brutta e quindi poi non c'è niente da scrivere? E' vero che pian piano Khalan si rivela non essere la solita pulzella indifesa ma il personaggio che viene fuori non risulta essere interessante come potrebbe, finendo per essere più che altro una ragazzina intrappolata in un corpo da donna dalle "paturnie" che non faccio troppa fatica a definire adolescenziali. Per completare il cliché dell'eroe tormentato, invece, Richard è senza mamma e da poco ha perso anche il padre in circostanze sospette e che, naturalmente, soltanto a lui si mostrano tali. Un amico di vecchia data che nasconde molti segreti e un super-cattivo che sopravvaluta continuamente la sua superiorità gettando al vento decine di opportunità per liberarsi definitivamente dei miseri esseri che tentano di ostacolarlo (a.k.a. "i nostri protagonisti"), completano il quadro della più completa banalità.
Ovviamente Richard dovrà farsi carico di un fardello che appare troppo pesante per lui e, ovviamente, contro ogni aspettativa, lui si rivelerà essere... odio gli spoiler quindi mi fermo qui.
Naturalmente io sono un gran masochista, quindi leggerò anche gli altri volumi del ciclo, almeno gli altri quattro che mi hanno regalato, ma a chi si volesse avvicinare per la prima volta consiglio di starsene decisamente alla larga. Per passare qualche serata spensierata, invece, consiglio la visione della serie TV che si differenzia notevolmente dal libro sia nella trama che nello sviluppo dei personaggi, avvertendo sin da subito, però, che essa risulta incompleta: dopo due stagioni, il progetto è stato chiuso e la trama è rimasta aperta.
A completare un quadro di certo non esaltante, nella versione italiana del romanzo, ci pensa una traduzione a tratti surreale che, per lo più, mostra come i correttori di bozze sarebbero ancora molto utili, se non indispensabili per realizzare dei prodotti di qualità. Un esempio di scempio della lingua possiamo trovarlo già nelle prime pagine (la seconda dell'edizione Fanucci).

L'aspetto che amava di più del suo lavoro non fosse tanto il trovare, quanto il cercare.
Errori di questo genere, in questa edizione Fanucci, nono sono di certo la regola ma faccio anche fatica a definirli eccezioni.

NOW ON AIR: "Smoke" Natalie Imbruglia

venerdì, settembre 23, 2011

Cos'è la realtà?

Una domanda che mi sono posto spesso: cos'è reale e cosa non lo è?
Mi interessa per un motivo molto semplice, tutto ciò che non è reale non mi interessa, io voglio concentrarmi solo su ciò che esiste veramente, solo tra quelle cose posso trovare ciò che conta. Non si può basare la propria esistenza su qualcosa che esiste solo per noi o per un numero più o meno ristretto di persone. Una cosa può essere importante solo se è oggettiva e reale, altrimenti si tratta soltanto di illusione.
Allora dobbiamo capire cosa è reale e cosa non lo è, come fare? Ho cercato di definire ciò che reale per distinguerlo da ciò che non lo è, definire quelle caratteristiche che rendono una cosa reale, ma non ci sono mai riuscito, il compito mi è sempre sembrato troppo complesso.
Non sono riuscito ad andare oltre questo: reale è tutto ciò che esiste indipendentemente dalla mia percezione. Ma questa definizione è un po' troppo metafisica: come facciamo a definire in modo netto ed indiscutibile cosa è percezione soggettiva e cosa non lo è? Inoltre è inevitabile concordare che l'unico mezzo che ci permette di conoscere ciò che abbiamo intorno è proprio la percezione; quindi dovremmo affermare che tutto è irreale? O che almeno non siamo in grado di definire cosa sia reale e cosa non lo sia? In altre parole, dovremmo semplicemente arrenderci?

Poi un giorno leggendo un libro di fantascienza mi trovo di fronte una definizione fin troppo semplice e mi trovo a chiedermi come ho fatto a non arrivarci da solo; a dire il vero ero nella giusta direzione ma lontano dal trovare la sintesi che invece caratterizza la frase che mi ha colpito così tanto.

La realtà è quello che quando uno smette di crederci non sparisce.

        Valis, Philip K. Dick
A volte le cose più semplici sono quelle più difficili da raggiungere.
Nella sua semplicità, comunque, questa frase non mi sembra completamente corretta in italiano, mi sembra almeno un po' contorta nella sua formulazione (questione di posizionamento dei soggetti, lontananza del soggetto dal verbo, non lo so spiegare). Nonostante faccia perfettamente capire il senso del pensiero che gli sta dietro, ho quindi deciso di includere anche la citazione in lingua originale.
Reality is that which, when you stop believing in it, doesn't go away.

        Valis, Philip K. Dick


In conclusione, diciamo che non so se la definizione di Dick sia più corretta, o più sensata, probabilmente è più utile della mia, perché sembra essere più concreta.

NOW ON AIR: "Il sole" Ministri

sabato, luglio 02, 2011

Areopagitica (John Milton)


Nonostante l'ultima non esaltante esperienza con John Milton ho voluto continuare con questo autore, approfittando così per proporre la mia prima recensione su uno de "I classici del pensiero libero".
Nella Grecia antica l'Areopago era il cosiglio degli anziani che aveva il compito di vigilare sulle leggi. l'origine del titolo, Areopagitica, non trova accordo tra i commentatori: secondo alcuni farebbe riferimento a quello di un testo del retore ateniese Isocrate, nella quale egli finge di parlare al popolo radunato usando, appunto , lo stile dell'orazione pubblica; secondo altri farebbe invece riferimento al discorso areopagitico di San Paolo presente negli Atti degli Apostoli. Io non mi permetto di valutare quale delle due teorie sia più probabile, è uno di quei casi in cui l'unica soluzione al problema sarebbe chiedere direttamente all'autore ma ovviamente non è possibile; a me piace più la prima ipotesi, certo è che, visto quanto Milton fu fastidiosamente religioso in vita, anche la seconda ipotesi non è da escludere.
Il titolo completo dell'opera è Areopagitica, discorso per la libertà di stampa.
Il libro inizia con una introduzione terribile, scritta in modo eccessivamente barocco e ridondante, in cui si fatica a procedere a causa della pesantissima formalità della presentazione ai Pari e ai Deputati d'Inghilterra. Per fortuna, terminata l'introduzione, si ha poi per tutto il libro uno stile quantomeno sopportabile, in cui l'eventuale pesantezza della lettura deriva più dal contenuto che dalla forma. Come in ogni libro, però, possiamo trovare spunti molto interessanti.

Intorno all'anno 240 Dionisio Alessandrino, una persona di grande fama nell'ambito della Chiesa per devozione e dottrina, era solito giovarsi molto contro gli eretici della buona conoscenza dei loro libri, finché un certo sacerdote pose con scrupolo alla sua coscienza il problema di come osasse avventurarsi fra quei volumi corruttori. Il degno uomo, timoroso di peccare, cadde di nuovo in un intimo dibattito su ciò che si dovesse pensare quando d'improvviso una visione mandata da Dio - è la sua stessa Epistola che così afferma - lo rassicurò con queste parole: Leggi tutti i libri che mai ti vengano tra le mani perché tu sei in grado sia di giudicare correttamente che si esaminare ogni argomento.
[...] la conoscenza non può corrompere, né di conseguenza i libri, se la volontà e la coscienza non siano corrotte. I libri infatti sono come i cibi e le bevande, alcuni di buona qualità, altri cattivi [...] Per uno stomaco guasto i cibi sani poco o nulla differiscono dai cattivi, e a una mente malsana i libri migliori possono essere occaasione di male. [...] libri cattivi [...] ad un lettore prudente e giudizioso essi servono in vari modi a scoprire, confutare, prevenire e spiegare.
Mi permetto di riassumere questo discorso con questa semplice frase, molto semplice ma altrettanto chiara: non esistono cattivi libri, esistono solo cattivi lettori. Con questo concetto non posso non essere d'accordo.
Purtroppo, scritte queste belle parole, Milton abbassa il livello della propria opera nel proseguire con gli altri paragrafi, egli infatti sembra sentirsi in obbligo di mettere la religione dovunque gli capiti: sostanzialmente l'autore rifiuta la censura (oltre per i motivi sopra citati) perché, a suo dire, non c'è vera virtù nell'evitare il peccato che non si conosce; soltanto conoscendo tutte le vie e tra queste scegliendo la più retta, astenendosi dalle altre, ci si può dire veramente retti.
Il libro prosegue con altri paragrafi che mostrano come la censura sia sconsigliabile sotto molti punti di vista e per diverse ragioni che non anticipo in favore di chi volesse leggere il libro.
Da parte mia vorrei aggiungere che la censura ha un altro enorme difetto: essa ci solleva dall'incarico di giudicare il valore di ciò che leggiamo, vediamo, sentiamo. Se c'è chi ha giudicato le opere da pubblicare è normale per la maggior parte degli uomini pensare, anche in modo inconsapevole, che tutto quello che viene pubblicato è "buono". In questo modo lo stampato (per rimanere alla libertà di stampa, ma il discorso si potrebbe allargare a tutte le altre forme di diffusione delle idee) non è più l'oggetto del Giudizio bensì ne diviene il soggetto come estensione dell'organo di censura.
Davvero preferiamo sapere a priori dove trovare il bene, o almeno quello che qualcun'altro ha deciso essere bene per noi, anziché cercare noi stessi il buono tra quello che viene detto e scritto e fatto? E' più facile? Sicuramente, ma se preferiamo sempre e comunque la via più facile... ci meritiamo qualsiasi disgrazia che ci sta capitando e tutte quelle che ci capiteranno.

Mentre scrivo mi rendo conto che questo post può essere più attuale di quanto credessi. Ovviamente per riuscire ad essere attuale sul mio blog devo farlo "per caso" altrimenti non ci riesco.
E' di questi giorni la protesta contro AGCOM (Autorità per la Garanzia delle Comunicazioni) che vuole imporre nuove regole per la pubblicazione di contenuti sul web che a parere di molti potrebbero limitare la libertà di espressione di quanti usano il web per diffondere idee e cintenuti. VI lascio un po' di link per farvi un'idea, purtroppo non ho trovato nessun riferimento a favore della delibera AGCOM.
Se l'agcom censura il web
Agcom e il copyright: rischio censura
Censura d'autore
10 domande per l'Agcom

PS: vista la mia brevissima citazione presente in alto, questo post sarà a rischio cancellazione? Staremo a vedere.

NOW ON AIR: -silenzio-

sabato, giugno 18, 2011

Paradiso Perduto


"Paradiso perduto o Tempo perso?" Avrei voluto intitolare così questo post ma poi ho deciso di mantenere inalterato lo stile dei titoli che ho usato finora.
Credo si sia già capito che non mi è piaciuta granché questa lettura. Premetto che in questo libro ho voluto leggere solo quello che c'è scritto, non ho voluto leggere tra le righe, non l'ho voluto leggere come un'allegoria; so che ci sono alcune interpretazioni sul vero contenuto di questo testo, o almeno su parte di questo, ma tutte le interpretazioni sono per definizione opinabili e, quindi, prive di qualsivoglia validità oggettiva, di conseguenza non mi interessano.
Detto questo desidero schematizzare, per rendere più chiaro il mio punto di vista, alcune osservazioni che per me risultano cruciali circa il Paradiso perduto di John Milton:
1) nella versione originale (inglese) si tratta, secondo il mio gusto personale, di un ottimo poema per quanto riguarda la forma, mi hanno colpito in particolare la musicalità dei versi, il vocabolario ricercato e ho apprezzato l'assenza della ricerca forzata della rima;
2) nella versione italiana (mi riferisco all'edizione Mondadori con traduzione di Roberto Sanesi) ho apprezzato la scelta, ampiamente giustificata in coda all'opera, di rimanere estremamente fedele al testo originale, senza rielaborazioni volte al mantenimento della forma poetica dell'opera, ma sono rimasto molto deluso dalla qualità della traduzione che risulta a volte imprecisa, perdipiù sulle frasi più semplici piuttosto che su quelle più complesse, il seguente passo

[...] last the sire and his three sons
with their four wives; [...]
diventa
[...] per ultimo il vecchio e i tre figli
con quattro mogli ciascuno; [...]
c'è evidentemente qualcosa che non torna nel numero di mogli (da dove viene fuori quel "ciascuno" di troppo?);
3) nel contenuto sono rimasto estremamente deluso, si tratta in effetti di una rielaborazione non troppo fantasiosa di qualcosa che abbiamo sentito raccontare un milione di volte, soprattutto niente che si discosti molto (almeno in qualcosa di sostanziale) dall'originale biblico;
4) ci sono troppi riferimenti a luoghi e fatti da considerarsi moderni rispetto ai fatti narrati che trovo completamente fuori luogo;
5) capisco che sia stato scritto nel 17° secolo, ma lo trovo comunque troppo maschilista per i miei gusti, Eva è trattata evidentemente come un essere inferiore ad Adamo, addirittura incapace di comprendere e ragionare, e lei stessa si comporta e parla come se lo fosse, in ciò ritengo che la rielaborazione rimanga troppo legata all'originale biblico;
[...] il primo fine della Natura fu quello
di renderla inferiore in quelle facoltà di mente e interne
che sopra a tutte eccellono; e anche per quanto riguarda
le sue fattezze, lei assomiglia di meno all'immagine
di lui che ci creò, ed esprime di meno il carattere
del dominio che a noi venne dato sull'altre creature.
[...] Davanti a lei tutta la sapienza
più solenne si sgretola, e discorrendo con lei la saggezza
si perde in confuzione fino a sembrare presa da follia;
l'autorità e la ragione le cedono il passo, quasi fosse lei
di primaria importanza, e non creata dopo per motivi
particolari; [...]

6) Adamo sembra capire fin troppo bene la differenza tra bene e male anche prima di aver mangiato dell'albero della conoscenza e quindi cosa cambia veramente con tale gesto? Secondo me non torna che Adamo ed Eva comprendano che mangiare il frutto di quell'albero sia male (tra loro parlano esplicitamente di male), prima di tale gesto secondo me dovrebbero poter ragionare solo in base a ciò che gli è concesso e ciò che gli è proibito.
[...] questo tuo sogno stravagante
non può piacermi, generato dal male come temo; e tuttavia,
da dove questo male? In te, creatura pura, nessun male
può trovarsi annidato. [...]
Nella mente di dio o dell'uomo il male può andare e venire
senza che sia approvato, e pertanto non lascia
dietro di sé né macchia né rimprovero; [...]


In conclusione, secondo me, si tratta di un'opera che si regge esclusivamente sulla figura di Satana che non solo risulta quella più affascinante ma anche quella più credibile, al contrario di Adamo, Eva, Dio e suo Figlio, che invece sembrano delle macchiette ridicole. La parte più interessante risulta sicuramente il primo capitolo, in cui viene descritta la caduta dei ribelli.
Better to reign in hell than serve in heav'n.


Cercavo una rilettura originale, alternativa, possibilmente meno intrisa di stupida e cieca fede, ma non ho trovato nulla di tutto ciò e mi dispiace, mi sento di aver perso un bel po' del mio tempo.

NOTA: sembra essere in lavorazione un film hollywodiano (uscita prevista 2012, più probabilmente 2013) che prende spunto dall'opera; l'intenzione sembra quella di realizzare un film spettacolare (effetti speciali a megatonnellate) in cui al centro delle vicende ci sarà la battaglia tra gli angeli fedeli e quelli ribelli, quasi sicuramente non un film di sostanza ma d'intrattenimento delle masse (per capirci più simile a Transformers che a qualsiasi cosa che secondo voi sia di sostanza)... staremo a vedere.

Update 19/06/11: ho aggiunto delle citazioni che inizialmente avevo dimenticato di includere (ascoltando "Better to reign in hell" dei Cradle Of Filth).

NOW ON AIR: "Glycerine" Bush

venerdì, dicembre 31, 2010

Il culto dei morti

Trovo il cosiddetto "culto dei morti" semplicemente ridicolo, inutile spreco di tempo, denaro ed energie, fisiche e mentali. Quel che è morto è morto e non esiste più, in nessuna forma. Seppure i defunti esistessero ancora in qualche forma, da qualche parte nell'Universo, di certo gli altari (oltretutto spesso miseri) che gli costruiamo non gli servirebbero a nulla.
Qualcuno dirà che è ovvio, che quelli che chiamo altari non servono ai defunti ma ai vivi. Certo, ma questo dovrebbe renderli sensati? Per quanto mi riguarda no. Per quanto mi riguarda, i ricordi che risiedono nella mia mente relativi ad una persona che ho apprezzato in vita valgono milioni di volte più di qualsiasi marmo inciso e miliardi di volte più delle sue inermi spoglie in putrefazione. Se avessi paura che con il tempo il suo ricordo potesse affievolirsi potrei, al massimo, racchiudere in una scatola alcuni oggetti materiali che potrebbero legarmi con affetto a quella persona.
Se una persona a me vicina dovesse venire a mancare, e fossi io a dover decidere, non avrei dubbi: la farei cremare e disperdere a dispetto anche di eventuali sue disposizioni in merito. Perché chi è morto è morto e nessun pezzo di carne in putrefazione o pezzo di marmo può fare la differenza in questo. Inoltre la gestione di un cadavere comporta già abbastanza noie burocratiche, perché prolungare il fastidio, per noi vivi, oltre il dovuto?
Come si dice a Roma (non so se il proverbio è originario della capitale o è ugualmente diffuso in tutta Italia): "Chi è morto giace, chi è vivo se dà pace".

E infatti i cristiani non sanno morire. Basti in proposito un confronto tra la morte di Socrate e la morte di Gesù. [...] A differenza di Socrate, Gesù ha paura, non degli uomini che lo uccideranno, né dei dolori che precederanno la morte, Gesù ha paura della morte in sé, e perciò trema davvero dinanzi alla "grande nemica di Dio" e non ha nulla della serenità di Socrate che con calma va incontro alla "grande amica".

D la repubblica delle donne

Socrate e Gesù di fronte alla morte, 16 febbraio 2008

Umberto Galimberti

E dov'è oggi la tomba di Socrate? Non importa perché di Socrate è rimasto molto più di un misero sepolcro materiale. Allora il pensiero cinico e tagliente che propongo è questo: la tomba serve a far ricordare chi non ha alcun motivo per esser ricordato.

È strano come a volte il ricordo della morte sopravviva molto più a lungo della vita che essa ha rubato.

Il dio delle piccole cose, Arundhati Roy


La morte di un uomo è meno affar suo che di chi gli sopravvive.

La montagna incantata, Thomas Mann


La morte viene silenziosa come un alce, dai vivi ci separa con il taglio di una falce.

Urna, Elio e le storie tese



NOW ON AIR: "Fine again" Seether

sabato, maggio 22, 2010

Sheldon Cooper PhD e Ubuntu Linux

Sono ufficialmente un "fissato".

Dopo "Sheldon Cooper PhD e Windows 7", ecco a voi Sheldon Cooper alle prese con il mondo Linux.

La mia opinione su Ubuntu? Meglio di Windows Vista/7, a patto che usiate KDE (solo KUbuntu per me).

L'unica cosa veramente assurda del telefilm "The Big Bang Theory" è che ci sono volute tre stagioni per sentire parlare di Linux: in un telefilm di geek questo non ha molto senso.



Trascrizione:
- Oh, Ubuntu. You are my favorite Linux-based operating system.

Traduzione:
- Oh, Ubuntu. Sei il mio sistema operativo basato su Linux preferito.

NOW ON AIR: "No shelter" Rage Against The Machine

mercoledì, maggio 12, 2010

Sheldon Cooper PhD e Windows 7

Oggi sono in vena di filmati e propongo questa clip che risulterà esilarante per tutti gli amanti del mitico personaggio di Sheldon Cooper (dalla serie TV "The Big Bang Theory").



Per chi non conoscesse il personaggio e quindi neanche la serie:
1) il filmato risulterà probabilmente meno divertente;
2) consiglio vivamente di reperire tutti gli episodi di questo fenomenale prodotto televisivo.
Molto importante: è fortemente consigliata la lingua originale o, nel caso di problemi o difficoltà con la lingia inglese, la versione inglese con sottotitoli in italiano, l'adattamento in italiano è a tratti penoso, anche se non è per niente facile riportare in italiano alcune delle battute che funzionano così bene in inglese.
Buona visione.

Trascrizione:
- My new computer came with Windows 7
- Windows 7 is much more user-friendly than Windows Vista
- I don't like that

Traduzione:
- Il mio nuovo computer monta Windows 7
- Windows 7 è molto più user-friendly rispetto a Windows Vista
- Non mi piace ciò


Update 20/09/10. Ne avevano già combinate di molti colori, non pensavo si arrivasse a tanto: questa volta nel doppiaggio italiano hanno addirittura capovolto il senso della battuta. Secondi i nostri cari adattatori Sheldon passerebbe da un vecchio computer con Windows 7, che gli è stato rubato, ad uno nuovo che monta Windows Vista... e preferirebbe 7 a Vista. Finalmente ho trovato un buon motivo per imparare bene l'inglese, godermi i bei telefilm in lingua originale.

lunedì, gennaio 18, 2010

Senso di colpa

- [...] nel Nuovo Testamento, Dio viene sempre descritto come il bene mentre, invece, la cattiveria e il male sono una prerogativa dell'uomo. E' proprio per questa ragione che il cristianesimo si è diffuso così rapidamente... tu che spiegazione dai?
- ... Che le persone hanno bisogno di sentirsi in colpa?
- Esatto. Proprio così, preferiamo credere in un mondo in cui Dio è buono e l'uomo è cattivo, perché in qualche modo questo ci rassicura. L'idea di essere guidati da un'autorità malvagia, da genitori inadeguati, sarebbe troppo dura da accettare, renderebbe la nostra vita pesante e senza significato. E' il motivo per cui i bambini preferiscono incolpare sé stessi piuttosto che i genitori.

In Treatment, Stagione 1, Episodio 38

Trovo questo dialogo illuminante sotto diversi punti di vista.

venerdì, gennaio 08, 2010

Greci e barbari

Io non distinguo gli uomini, come fanno gli ignoranti, in greci e barbari. Non mi interessa la loro cittadinanza, né la razza della nascita. Li distinguo con una sola misura: la virtù. Per me ogni buono straniero è un greco e ogni cattivo greco è peggiore del barbaro.

Alessandro Magno

NOW ON AIR: "Where is my mind?" Pixies

mercoledì, luglio 15, 2009

Il papa e i quattro gatti

Servizio del TG3 da non perdere.



Questo giornalista invece di essere promosso è stato rimosso dal proprio incarico.
Io gli farei una statua.
Bravo Roberto Balducci.

sabato, febbraio 07, 2009

Tempo fuor di sesto


Qualche settimana fa ho terminato di leggere "Tempo fuor di sesto" di Philip K. Dick e ancora una volta sono rimasto favorevolmente colpito da un opera di questo autore.
Si tratta di un romanzo che ha per protagonista un uomo, Ragle Gumm, che si guadagna da vivere partecipando ad un concorso che viene pubblicato ogni giorno sul quotidiano cittadino: "Trova l'omino verde". Con incredibile regolarità Ragle riesce ad individuare ogni giorno la risposta corretta e ad inviarla al giornale entro le diciotto, dopo aver passato buona parte della giornata davanti a tabelle, grafici e calcoli. Neanche lui riesce veramente a spiegare come faccia, a cosa servano esattamente tutti quei grafici e quei calcoli e come gli permettano di individuare la risposta corretta, fatto sta che riesce ogni volta a vincere il premio in palio e a crearsi una certa fama.
E' un'attività impegnativa ma che gli permette di guadagnare bene e di evitare un frustrante e mentalmente logorante lavoro d'ufficio; passa le giornate nella casa della sorella dove vive insieme a lei, il cognato ed il nipotino Sammy, insomma una normalissima famiglia degli anni Cinquanta.
Alcuni strani eventi, però, sconvolgeranno la sua vita sin troppo lineare, fino all'insorgere di un irresistibile desiderio di fuga. Riuscirà a fare chiarezza soltanto grazie all'intervento di personaggi esterni alla propria vita quotidiana.
Avete mai avuto la sensazione che qualcosa non quadri nella realtà materiale che vi circonda? Sentire che state vivendo un tempo che non è quello a cui appartenete, o che i luoghi in cui abitate ed agite abbiano caratteristiche che non vi aspettate di poter definire normali, piuttosto li definireste artificiali. Se sentiste che le cose che vi circondano dovrebbero risultarvi familiari ma è come se fossero finte o addirittura sbagliate, cosa fareste? Cosa fareste, insomma, se il "tempo vi sembrasse fuor di sesto"?

Invito tutti a leggere questo libro per scoprire cosa fa Ragle Gumm in questa situazione e soprattutto a scoprire quello che scoprirà lui.
Come tutti i libri di Dick che ho letto anche questo presenta, a mio avviso, qualche problema con il finale; i finali di Dick mi risultano tutti un po' "appesi", ti fanno rimanere lì, con il libro chiuso un po' insoddisfatto, come se si trattasse di un'opera incompiuta, come se da qualche parte dovesse continuare.
Nonostante questo le idee e le vicende centrali del racconto valgono veramente tanto e difficilmente possono far rimpiangere il tempo speso nella sua lettura.
A costo di diventare ripetitivo, infine, devo ancora consigliare la lettura dei racconti di Dick agli amanti del telefilm "Lost", questo racconto in particolar modo. Se già in altri racconti di Dick avevo trovato spunti narrativi che mi hanno ricordato elementi particolarmente affascinanti del telefilm sopracitato, leggendo questo non ha fatto altro che crescere ulteriormente in me la convinzione che gli autori di "Lost" siano stati fortemente influenzati dal genio di Dick nel creare le loro sceneggiature e forse anche l'idea che sta alla base dell'intera serie TV e che, speriamo, ci sarà svelata completamente e chiaramente al termine della stessa.

La locuzione "tempo fuor di sesto" è una citazione da "Amleto" di Shakespeare, Atto I Scena V:

Hamlet:
[...]
The time is out of joint: O cursed spite,
That ever I was born to set it right!
[...]
Nella traduzione Eugenio Montale:

Amleto:
[...]
Il mondo è fuor di squadra: che maledetta noia,
essere nato per rimetterlo in sesto!
[...]

Parafrasando: "Il mondo è tutto sbagliato: che maledetta disgrazia per me, l'essere nato per rimetterlo a posto."; frase pronunciata in riferimento alla richiesta del fantasma di suo padre di smascherare il suo assasino.
Anche "Amleto" è un gran bel libro, nonostante tutti gli accidenti che gli ho rivolto quando me lo hanno fatto leggere a scuola.

Buona lettura.

NOW ON AIR: "Numb" Linkin Park

venerdì, gennaio 23, 2009

Al di là del bene e del male


Ho letto "Al di là del bene e del male" di Friedrich Nietzsche.
Sono rimasto lievemente deluso perchè mi aspettavo un libro molto più coerente intorno al titolo, invece si tratta, più che altro, di uno zibaldone di pensieri riguardo vari temi della vita e della società: il tema della morale ricopre comunque un ruolo importante tra i vari aforismi che compongono il libro ma non ne sono il tema centrale.
A parte questo si tratta sicuramente di una pietra miliare del pensiero e della storia del pensiero che merita assolutamente di essere letto. Rispetto al più famoso "Così parlo Zarathustra" risulta di più facile lettura non essendo appesantito dalla forma del racconto allegorico: "Al di là del bene e del male" è una raccolta di pensieri, un saggio critico sulla società, suddiviso in piccoli paragrafi che difficilmente superano le due pagine e che possono essere letti o saltati con discreta disinvoltura.
L'unica difficoltà che si può sperimentare nella lettura, a patto di avere una certa familiarità con i temi trattati (morale, sociologia, filosofia, psicologia), risiede nel riferimento dell'autore a teorie e filosofie di altri pensatori (ad esempio Kant) che ritornano a volte nel libro e potrebbero non essere completamente presenti alla memoria del lettore. Tali riferimenti comunque riguardano una minor parte del libro e quindi, a mio parere, questo aspetto non deve scoraggiare gli aspiranti lettori che, volendo, potranno scegliere di rinfrescarsi la memoria lì dove troveranno necessario farlo.
Per quanto mi riguarda è grande il numero di frasi che mi sono trovato "costretto" a sottolineare perchè altamente significative.

"Essere indipendenti è cosa di pochissimi, è una prerogativa dei forti. E chi tenta di esserlo [...] senza esservi costretto, dimostra con ciò di essere probabilmente non solo forte ma anche temerario fino alla follia. Costui si addentra in un labirinto e moltiplica per mille i pericoli che la vita di per sè già comporta [...] Posto che un tale individuo perisca, il fatto accade così lontano dalla comprensione degli uomini che essi non lo sentono e non ne risentono - ed egli non può più tornare indietro! Non può più tornare indietro neanche nella compassione degli uomini."

"Ci sono libri che hanno per l'anima e la salute un valore opposto a seconda che se ne servano un'anima bassa, una forza vitale inferiore o invece una più alta e possente: nel primo caso sono libri pericolosi, [...] nell'altro gridi di araldi, che chiamano i più valorosi al loro valore. I libri per tutti sono sempre libri maleodoranti: vi resta attaccato il sentore della gentarella. Dove il popolo mangia e beve e anche dove adora, lì di solito puzza. Non bisogna andare nelle chiese se si vuole respirare aria pura."


NOW ON AIR: "Higher" Creed

venerdì, giugno 06, 2008

La vita secondo Capote

Finalmente ho ritrovato una citazione che mi era piaciuta molto e che mi ero appuntato, ma non ricordavo dove; eccola:

Intervistatore: "Sembra che lei abbia una visione tragica della vita."
Truman Capote: "Quale persona intelligente non ce l'ha?"

Comunque buona vita a tutti. Soprattutto a quelli che leggono il mio blog.

NOW ON AIR: "Just" Radiohead

venerdì, maggio 23, 2008

Traguardo lovecraftiano


"Il sentimento più antico e radicato nel genere umano è la paura, e la paura più antica è quella dell'Ignoto. Questi assunti vengono posti in discussione da ben pochi psicologi, e la loro conclamata verità stabilisce in qualsiasi tempo la genuinità e dignità del racconto Soprannaturale e Orrorifico come forma letteraria."

Così inizia il saggio di H.P. Lovecraft intitolato "L'orrore soprannaturale nella letteratura", incluso come appendice nel volume "Storie del Ciclo di Cthulhu: Il mito - Tomo II". Ho letto sia il primo che il secondo tomo, completando così l'intera raccolta pubblicata da Newton&Compton, apprezzando notevolmente il genio di questo autore: un incredibile genio creatore di una mitologia completamente originale.
Ritengo che ci siano due tipi di grandi scrittori, quelli che guardano alla realtà e riescono a descriverla con incredibile passione in modo da generare empatia e compenetrazione tra lettore e personaggi, e quelli che partendo dal nostro mondo riescono a crearne uno nuovo, parallelo o meno, dotato comunque di una coerenza ed una consistenza surreale e sconvolgente.
H.P. Lovecraft appartiene sicuramente alla seconda schiera, insieme ad altri grandi della letteratura fantastica, fantascientifica ed orrorifica, penso a Philip K. Dick, Frank Herbert, J.R.R. Tolkien, Edgar A. Poe, solo per citarne alcuni. Lovecraft è sicuramente più un autore dell'orrore, ma non mancano, in particolare nei racconti del ciclo di Cthulhu, componenti fantascientifiche: in fondo cosa c'è di più ignoto dell'illimitato spazio interstellare inesplorato.
Mondi lontanissimi da cui esseri più o meno intelligenti e culturalmente avanzati potrebbero giungere in qualsiasi momento dall'ignoto che si cela oltre la nostra cara stella Sole. E se alcuni di questi esseri fossero giunti già milioni di anni fa sul nostro pianeta? E se esplorazioni avventurose di zone della Terra ancora non raggiunte dall'uomo (Lovecraft è vissuto nei primi del 1900) potessero rivelare tracce nascoste di civiltà extraterrestri scomparse e al contempo narrare gli eventi che portarono tali esseri a raggiungere il nostro pianeta ed il loro legame con eventi misteriosi della storia della Terra e delle più antiche civiltà umane?
Tutto questo e anche di più nei diversi racconti del ciclo di Cthulhu, una raccolta da non perdere per tutti gli amanti del fanta-horror e, secondo me, dell'esplorazione della mente umana. La paura fa parte della nostra vita, la paura è vita, noi esseri umani spesso abbiamo desiderio di vita, ma in qualsiasi caso, anche quando manca tale desiderio, portiamo sempre con noi la paura di morire: spesso è questa a salvarci la vita, prima che il desiderio di vivere.
I racconti di Lovecraft non mi hanno messo alcuna paura, ma non credo che fosse quello l'intento dell'autore: penso che il suo scopo fosse quello di descrivere scenari e condizioni di paura, e in questo direi che è riuscito bene.
In sostanza, anche se i miei racconti preferiti riguardano le storie dell'orrore puro, quelle dell'onirico e del fantastico, sono contento di aver letto anche questi racconti e alcuni li ho apprezzati in modo particolare per l'inquietudine che riescono a trasmettere al lettore, o almeno per l'inquietudine che sono riusciti a trasmettere a me. Non credo che questo scrittore possa piacere particolarmente agli amanti di Poe, nonostante lo stesso Lovecraft fosse un amante di questo autore, ma rappresenta una possibilità per chi cerca qualcosa di diverso sempre nell'ambito della "letteratura soprannaturale", come la chiama lo stesso Howard Phillips Lovecraft.

NOW ON AIR: "Struggle for pleasure" Wim Mertens

domenica, aprile 27, 2008

Racconti del grottesco


Ho finito di leggere "Racconti del grottesco" di Edgar Alan Poe e mi sento decisamente deluso. L'ho trovato veramente poco interessante, poco dopo aver iniziato un nuovo racconto non vedevo l'ora che finisse... ma solo per poter passare a quello successivo sperando che fosse più interessante. Sicuramente alcuni passaggi potevano essere considerati divertenti per l'epoca in cui sono stati concepiti e scritti, ma oggi, a me, sicuramente non fanno ridere e non danno neanche nessun gusto nel leggerli.
Per quanto riguarda il grottesco in senso più ampio, di assurdità, di sproporzione, di paradossale ho trovato comunque ben poco di interessante e di, in qualche modo, appassionante. Forse mi ero creato troppe aspettative positive dopo la lettura dei "Racconti del terrore" che rispetto a questo volume sono di tutt'altro valore. Forse Poe era meno bravo a scrivere questo tipo di racconti o, più probabilmente, sono io che non sono "spiritualmente" portato, per non dire "intellettualmente", verso questo tipo di racconti, comunque quello che direi a chi mi chiedesse se leggere o meno questo volume direi: "se ti sono piaciuti i racconti del terrore lascia stare quelli del grottesco e leggi qualcos'altro".
Una nota positiva però c'è: sono i due racconti che si trovano al termine del volume e che, secondo me, con il grottesco c'entrano poco. Sono inclusi in un'appendice intitolata "Il paesaggio" e sono "Il diario di Julius Rodman" e "Le terre di Arnheim", due racconti che ho trovato particolarmente interessanti e non credo soltanto per contrasto con quelli precedenti.
Il primo è il racconto di una compagnia di uomini che si forma e che intraprende un viaggio avventuroso tra la natura ancora poco esplorata dell'America del Nord da poco colonizzata, con descrizioni approfondite e a volte particolarmente suggestive dei luoghi visitati. Un racconto che mi ha fatto affiorare alla mente tante belle immagini di un film che io adoro, "L'ultimo dei mohicani", e che ne ha fatte nascere tante altre. Peccato che sia un racconto incompleto, mi è dispiaciuto non sapere come sono finite le avventure dei miei amici.
Il secondo, invece, contiene prima di tutto la descrizione di un uomo, il signor Ellison, che se fosse reale mi piacerebbe molto conoscere, e poi delle notevoli descrizioni paesaggistiche per cui ho ammirato profondamente le capacità di comunicazione di Poe.
Il mio consiglio è questo: fatevelo prestare, cominciate a leggerlo e se non vi piace saltate direttamente agli ultimi due racconti che ho così brevemente descritto. Se, invece, vi piacciono anche i racconti del grottesco tanto meglio.

Cito un pensiero che mi è piaciuto molto, contenuto nel racconto "Non bisogna scommetere la testa col diavolo":

"Le cose di cui non riesco a rendermi conto mi disgustano. Esse costringono un uomo a pensare e perciò ne danneggiano la salute."
Non sono d'accordo con la prima frase, ma condivido perfettamente la seconda.

NOW ON AIR: "Empire of my mind" The Wallflowers

sabato, aprile 26, 2008

Legge di Junior

Sarò semplice e diretto, esprimendo il mio attuale stato emotivo citando dall'agenda di Murphy 08 di mio fratello:

Legge di Junior:

I computer commettono errori estremamente veloci ed accurati.


Per il momento non ho altro da aggiungere, abbiate compassione di un povero ingegnere informatico.

NOW ON AIR: "Beautiful World" Colin Hay

domenica, luglio 29, 2007

Un bel libro

Il protagonista de "Il giovane Holden" dice che per lui un bel libro è quello che, finito di leggerlo, vorresti che l'autore fosse tuo amico per poterlo chiamare e parlarne.
Secondo me un bel libro, almeno per quel che riguarda i romanzi, è un libro in cui ti capita, mentre lo leggi, di sperare che il protagonista si comporti in una certa maniera, di suggerirgli come agire, suggerire mentalemente la prossima mossa, cercare di immaginare cosa c'è dietro la prossima svolta e tremare di paura e sorridere di piacere insieme ai protagonisti.

NOW ON AIR: "Downfall" TRUST Company

martedì, luglio 03, 2007

Misericordia

"Ritengo che la cosa più misericordiosa al mondo sia l'incapacità della mente umana di mettere in correlazione tutti i suoi contenuti. Viviamo su una placida isola di ignoranza nel mezzo del nero mare dell'infinito, e non era destino che navigassimo lontano. Le scienze, ciascuna tesa nella propria direzione, ci hanno finora nuociuto ben poco; ma, un giorno, la connessione di conoscenze disgiunte aprirà visioni talmente terrificanti della realtà, e della nostra spaventosa posizione in essa che, o diventeremo pazzi per la rivelazione, o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di un nuovo Medioevo."

da "Il richiamo di Cthulhu" H. P. Lovecraft


NOW ON AIR: "Struggle for pleasure" Wim Mertens

venerdì, gennaio 26, 2007

Litania contro la paura

"Non devo aver paura.

La paura uccide la mente.

La paura è piccola morte che porta con se l'annullamento totale.

Guarderò in faccia la mia paura, permetterò che mi calpesti e mi attraversi.

E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il persorso.

Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla.

Soltanto io ci sarò."


Grazie a Frank Herbert. Grazie ad un mito della letteratura moderna.