Visualizzazione post con etichetta riflessioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta riflessioni. Mostra tutti i post

giovedì, novembre 15, 2012

La libertà è dell'individuo

Nessun popolo potrà mai essere libero.
Nessun nazione potrà mai essere libera.
Solo l'individuo può essere libero, se ha la forza morale e il desiderio di esserlo.

La libertà è prima di tutto, se non esclusivamente, qualcosa che riguarda il rapporto tra me e me stesso. Riguarda il modo in cui decido di vivere la mia vita, il modo in cui scelgo di affrontare ciò che mi accade.
Solo in secondo luogo, la libertà riguarda ciò che faccio nei confronti degli altri, e sempre in riferimento soltanto alla mia coscienza.
In nessun caso, a mio modo di vedere, la libertà riguarda il rapporto che gli altri (individui o enti di varia natura) hanno con me.

NOW ON AIR: "Rise" PIL

lunedì, agosto 27, 2012

Se non odi...

Se non odi, se non sei neanche capace di odiare, il tuo amore non ha alcun valore.

NOW ON AIR: "All along the watchtower" Jimi Hendrix

sabato, novembre 12, 2011

Curiosità, interesse, passione

Sono curioso di tutto, ma veramente tutto, lo sono sempre stato, dalla cucina alla meccanica, dalla pittura alla fisica dei quanti. Io guardo, osservo, ascolto, leggo, rifletto, scrivo, rileggo, schematizzo... a volte cerco anche di ricordare, ma la maggior parte delle volte i concetti acquisiti svaniscono presto. Svaniscono perché manca loro qualcosa a cui attaccarsi per rimanere ancorati nella mia memoria a lungo termine.

Questa mia curiosità così vasta e, forse, dispersiva, mi impedisce di interessarmi veramente alle cose. Forse è paradossale, o forse non lo è. Non sono mai riuscito ad interessarmi davvero a qualcosa, forse è colpa del modo in cui lavora la mia curiosità, oppure c'è qualcosa di più profondo che mi impedisce di interessarmi e che mi consente, al massimo, di avere curiosità per le cose. Non ho ancora capito questo aspetto di me, ma mi piacerebbe tanto farlo. Certo è che l'assenza di interesse è alla base della mia incapacità di ricordare la maggior parte delle cose che approfondisco per curiosità.

Mancando completamente la fase dell'interesse, ovviamente mi manca anche la capacità di appassionarmi, alle cose, alle attività, alle persone. Non è certo un gran problema, si può vivere anche senza passioni: si può respirare, si può mangiare, si può bere, anche senza passioni o interessi. Ma lo si fa con molta più fatica. Anzi, si vive con la stessa fatica di tutti gli altri ma sentendola molto di più, perché non hai qualcosa che ti alleggerisce il peso di quello che "devi" fare.

La differenza tra un capriccio e una passione che dura una vita è che il capriccio dura un po' più a lungo.

Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray

NOW ON AIR: "Faint" Linkin Park

martedì, ottobre 04, 2011

Open-minded

La mente più aperta spesso finisce per chiudersi in sé stessa, concentrata com'è ad esplorare le infinite possibilità della realtà.

NOW ON AIR: "Hurt" Nine Inch Nails

venerdì, settembre 23, 2011

Cos'è la realtà?

Una domanda che mi sono posto spesso: cos'è reale e cosa non lo è?
Mi interessa per un motivo molto semplice, tutto ciò che non è reale non mi interessa, io voglio concentrarmi solo su ciò che esiste veramente, solo tra quelle cose posso trovare ciò che conta. Non si può basare la propria esistenza su qualcosa che esiste solo per noi o per un numero più o meno ristretto di persone. Una cosa può essere importante solo se è oggettiva e reale, altrimenti si tratta soltanto di illusione.
Allora dobbiamo capire cosa è reale e cosa non lo è, come fare? Ho cercato di definire ciò che reale per distinguerlo da ciò che non lo è, definire quelle caratteristiche che rendono una cosa reale, ma non ci sono mai riuscito, il compito mi è sempre sembrato troppo complesso.
Non sono riuscito ad andare oltre questo: reale è tutto ciò che esiste indipendentemente dalla mia percezione. Ma questa definizione è un po' troppo metafisica: come facciamo a definire in modo netto ed indiscutibile cosa è percezione soggettiva e cosa non lo è? Inoltre è inevitabile concordare che l'unico mezzo che ci permette di conoscere ciò che abbiamo intorno è proprio la percezione; quindi dovremmo affermare che tutto è irreale? O che almeno non siamo in grado di definire cosa sia reale e cosa non lo sia? In altre parole, dovremmo semplicemente arrenderci?

Poi un giorno leggendo un libro di fantascienza mi trovo di fronte una definizione fin troppo semplice e mi trovo a chiedermi come ho fatto a non arrivarci da solo; a dire il vero ero nella giusta direzione ma lontano dal trovare la sintesi che invece caratterizza la frase che mi ha colpito così tanto.

La realtà è quello che quando uno smette di crederci non sparisce.

        Valis, Philip K. Dick
A volte le cose più semplici sono quelle più difficili da raggiungere.
Nella sua semplicità, comunque, questa frase non mi sembra completamente corretta in italiano, mi sembra almeno un po' contorta nella sua formulazione (questione di posizionamento dei soggetti, lontananza del soggetto dal verbo, non lo so spiegare). Nonostante faccia perfettamente capire il senso del pensiero che gli sta dietro, ho quindi deciso di includere anche la citazione in lingua originale.
Reality is that which, when you stop believing in it, doesn't go away.

        Valis, Philip K. Dick


In conclusione, diciamo che non so se la definizione di Dick sia più corretta, o più sensata, probabilmente è più utile della mia, perché sembra essere più concreta.

NOW ON AIR: "Il sole" Ministri

lunedì, settembre 19, 2011

Il piccolo arrampicatore d'alberi



Ricordo distintamente che quando ero bambino salivo sugli alberi e non avevo paura; non importava quanto l'albero fosse alto o fragile o quanto la presa fosse debole, non avevo paura. Probabilmente si trattava di incoscienza. Non avevo paura e non sono mai caduto.
Poi, un giorno, non ricordo quale, non ricordo il perché, tutto cambiò: non riuscii più a salire senza avere paura di cadere. Quel giorno la mia vita divenne peggiore e non solo in relazione agli alberi, in fondo non è così importante salire su un albero almeno che tu non sia un potatore.
Mi mancano tanto quei giorni in cui mi sentivo libero e sicuro nell'arrampicarmi, vorrei essere ancora lì, su uno di quegli alberi. Vorrei essere di nuovo quel ragazzino, già così pieno di problemi ma completamente inconsapevole di quelli che sarebbero venuti.

NOW ON AIR: "Reach" Collective Soul

venerdì, settembre 16, 2011

La vita come campo di battaglia

Da una pagina del mio diario personale (quello cartaceo).

La vita è come un campo di battaglia su cui qualcuno ci ha portato a forza, senza chiederci se volevamo o meno combattere.
Una volta che sei nel campo di battaglia però non conta quello che c'era prima, devi solo scegliere se vuoi combattere o meno, qualche grande condottiero direbbe "combattere o morire".
Io non riesco a combattere e basta, avrei bisogno di qualcosa per cui combattere ma non ho niente, niente per cui sento che valga la pena farlo. La vita in sé stessa dovrebbe forse essere lo scopo della battaglia e della vittoria?
L'unica cosa che riesco a fare è sedermi, sedermi nel mezzo del campo di battaglia e aspettare, non so cosa, forse semplicemente che succeda qualcosa.

NOW ON AIR: "Wicked game" HIM

domenica, febbraio 06, 2011

Apocalisse

I Cavalieri dell'Apocalisse (1887) rappresentati da Victor Vasnetsov

L'Apocalisse di Giovanni (ma non solo quella) descrive l'arrivo di quattro cavalieri che annuncieranno l'arrivo del giudizio universale: Guerra, Pestilenza, Carestia e Morte.
Questi sono anche i segni che chi crede nell'Apocalisse è convinto porteranno lentamente alla distruzione del genere umano. Molti di quelli che credono nell'Apocalisse credono che l'evento sia sempre più vicino, perché i quattro Cavalieri sono tra noi, lo possiamo vedere ogni giorno.
In effetti, non hanno tutti i torti: guerre, pestilenze, carestie, morte, anche se lontano da noi sono ogni giorno tra gli uomini. Quindi è evidente, il mondo sta per finire, o almeno il mondo degli uomini.
Riflettendo un po' meglio, però, mi viene in mente una cosa: c'è mai stato nella storia dell'uomo un periodo privo di guerre, pestilenze, carestie o morte? Direi di no. Quindi se si trattasse di un segno dell'Apocalisse sarebbe un segno davvero molto strano, sicuramente poco affidabile.
Oppure c'è un'altra possibilità: l'Apocalisse non è in attesa di arrivare, l'Apocalisse è ora e adesso, sin dall'alba dell'esistenza dell'uomo, e sarà finché l'uomo non avrà definitivamente fine. L'Apocalisse non descrive la fine dell'uomo ma la sua stessa esistenza. Stiamo vivendo un processo che porterà inevitabilmente alla conclusione del genere umano, lentamente ma inesorabilmente.
La fine dell'uomo non è iniziata con l'industrializzazione come molti pensano: come ogni altra cosa esistente, animata e inanimata, la fine inizia esattamente nell'istante in cui si nasce, o si viene creati. Stiamo quindi vivendo la fine in ogni istante, stiamo vivendo l'Apocalisse, i quattro Cavalieri sono già con noi, così come lo sono sempre stati, potremmo dire che sono nati con noi e, sicuramente, moriranno con noi.
Non credo affatto che alla fine ci sarà un giudizio universale, ma pagherei con la mia anima per poter vedere dal vivo quel giorno, il giorno della fine dell'uomo, per vedere millenni di storia e di vite dissolversi nel nulla rivelando definitivamente l'inutilità di tutto ciò che è stato.

NOW ON AIR: --silenzio--

giovedì, gennaio 27, 2011

Ovazioni per le banalità

Ho finito da poco di seguire il discorso del Presidente della Repubbilca pronunciato al Quirinale in occasione delle celebrazioni del "giorno della memoria" (27 gennaio 2011).
Il risultato è che sono arrabbiato, davvero tanto. Non solo per il contenuto del discorso ma, forse ancor di più, per la standing ovation finale. Una standing ovation per un discorso così sterile e banale, dai contenuti insulsi e insignificanti mi fa torcere lo stomaco. Dal Presidente non mi aspettavo niente ti più, ormai ho capito le cariche istituzionali non possono avere originalità per definizione, ma quella standing ovation proprio non mi va giù. Non riesco a pensare ad altro, non riesco a vederla se non come l'ennesima scena di un teatrino ridicolo che solitamente chiamiamo vita civile, in cui seguiamo ciecamente le istruzioni dateci dalla "convezione sociale" senza capire niente, o quasi niente, di quello che ci sta intorno. C'erano molti ragazzi tra il pubblico, questo ai miei occhi non li giustifica ma sicuramente ne riduce le colpe aumentando, al contempo, quelle degli adulti che hanno la responsabilità di questi giovani.
Questo, in sintesi, il discorso del Presidente:
- olocausto è brutto;
- i giovani sono il nostro futuro;
- i buoni sono buoni, i cattivi sono cattivi;
- comprate questo nuovo libro sulla Shoah edito da Adelphi.

Sono forse io troppo critico? Sono forse io che pretendo troppo dagli esseri umani? O forse mi sfugge qualcosa? Non lo so, non lo so... mi viene quasi da sperare che sia io a non capire niente, a cercare qualcosa che non c'è motivo di cercare, a desiderare qualcosa che non ha motivo di esistere.
Non lo so, ma non ce la faccio a vedere e sentire queste persone che con i loro discorsi, in teoria, dovrebbero rappresentare anche me e, soprattutto, non ce la faccio a vedere queste manifestazioni di entusiasmo da parte di persone che sono li in rappresentanza di tutti gli italiani.

NOW ON AIR: Inno nazionale d'Italia

venerdì, dicembre 31, 2010

Il culto dei morti

Trovo il cosiddetto "culto dei morti" semplicemente ridicolo, inutile spreco di tempo, denaro ed energie, fisiche e mentali. Quel che è morto è morto e non esiste più, in nessuna forma. Seppure i defunti esistessero ancora in qualche forma, da qualche parte nell'Universo, di certo gli altari (oltretutto spesso miseri) che gli costruiamo non gli servirebbero a nulla.
Qualcuno dirà che è ovvio, che quelli che chiamo altari non servono ai defunti ma ai vivi. Certo, ma questo dovrebbe renderli sensati? Per quanto mi riguarda no. Per quanto mi riguarda, i ricordi che risiedono nella mia mente relativi ad una persona che ho apprezzato in vita valgono milioni di volte più di qualsiasi marmo inciso e miliardi di volte più delle sue inermi spoglie in putrefazione. Se avessi paura che con il tempo il suo ricordo potesse affievolirsi potrei, al massimo, racchiudere in una scatola alcuni oggetti materiali che potrebbero legarmi con affetto a quella persona.
Se una persona a me vicina dovesse venire a mancare, e fossi io a dover decidere, non avrei dubbi: la farei cremare e disperdere a dispetto anche di eventuali sue disposizioni in merito. Perché chi è morto è morto e nessun pezzo di carne in putrefazione o pezzo di marmo può fare la differenza in questo. Inoltre la gestione di un cadavere comporta già abbastanza noie burocratiche, perché prolungare il fastidio, per noi vivi, oltre il dovuto?
Come si dice a Roma (non so se il proverbio è originario della capitale o è ugualmente diffuso in tutta Italia): "Chi è morto giace, chi è vivo se dà pace".

E infatti i cristiani non sanno morire. Basti in proposito un confronto tra la morte di Socrate e la morte di Gesù. [...] A differenza di Socrate, Gesù ha paura, non degli uomini che lo uccideranno, né dei dolori che precederanno la morte, Gesù ha paura della morte in sé, e perciò trema davvero dinanzi alla "grande nemica di Dio" e non ha nulla della serenità di Socrate che con calma va incontro alla "grande amica".

D la repubblica delle donne

Socrate e Gesù di fronte alla morte, 16 febbraio 2008

Umberto Galimberti

E dov'è oggi la tomba di Socrate? Non importa perché di Socrate è rimasto molto più di un misero sepolcro materiale. Allora il pensiero cinico e tagliente che propongo è questo: la tomba serve a far ricordare chi non ha alcun motivo per esser ricordato.

È strano come a volte il ricordo della morte sopravviva molto più a lungo della vita che essa ha rubato.

Il dio delle piccole cose, Arundhati Roy


La morte di un uomo è meno affar suo che di chi gli sopravvive.

La montagna incantata, Thomas Mann


La morte viene silenziosa come un alce, dai vivi ci separa con il taglio di una falce.

Urna, Elio e le storie tese



NOW ON AIR: "Fine again" Seether

giovedì, dicembre 30, 2010

Libertà di parola

Nessuno dotato di senno si sognerebbe mai di voler ridurre la libertà di parola.

Ma che tristezza vedere che sempre più spesso, nell'uso che se ne fa, la libertà di parola finisca per ridursi a mera libertà di dire cazzate.

Nessuna conseguenza, nessun giudizio, purché tu rimanga nel "politicamente corretto". Non importa più quanto sia sensato quello che stai dicendo, l'importante è che sia omologato al pensiero collettivo.

Lungi da me schierarmi contro la libertà di parola, ma che tristezza.

NOW ON AIR: "Fake it" Seether

lunedì, dicembre 27, 2010

Confusione, oppure...

Cerco di scrivere più che posso, sulla carta, sul web, su documenti elettronici che non stamperò mai.

Alcune cose che scrivo possono sembrare in contraddizione con cose scritte in altri momenti della vita. Non solo ad anni di distanza, a volte solo nel giro di qualche settimana.
Non sempre si tratta di confusione o poca lucidità: la vita è complicata ed è difficile essere coerenti con sè stessi, capita di vedere le cose da diversi punti di vista, a volte si cresce o comunque si cambia, altre volte, in effetti, si è alquanto confusi.

NOW ON AIR: "Voodoo child (slight return)" Jimi Hendrix

sabato, dicembre 11, 2010

Testicolando

Trovo curioso come nell'essere umano la semplice presenza di testicoli, oltre a conferire un'estrema e sgradevole ipersensibilità ai colpi inferti all'inguine, spesso conduca, con il sopraggiungere dell'adolescenza e sempre più con l'età adulta, al trasformarsi da teneri cuccioli in emerite teste di minchia.

NOW ON AIR: "La mia parte intollerante" Caparezza

lunedì, novembre 29, 2010

Dio e la Chiesa

Per quanto mi riguarda ci sono solo due possibilità:

- Dio non esiste e, quindi, i preti sono degli imbroglioni;

- Dio esiste ma non ha nulla a che fare con i preti e, quindi, i preti sono degli impostori.

Ci tengo a precisare che lo stesso discorso vale, secondo me, per ogni credo religioso. Il termine prete, che si riferisce solitamente al ministro di culto cattolico, è qui utilizzato come riferimento ad un generico ministro di culto, allo scopo di rendere più semplice e diretto il contenuto del mio pensiero.

Update 13/02/11: non ricordo quale fosse il mio stato d'animo quando ho scritto questo post, sicuramente non ero completamente sereno. Con questo aggiornamento non ho intenzione di "abiurare" quanto precedentemente scritto, soltanto di essere più equo. Un po' mi vergogno di aver fatto di "tutt'erba un fascio": sono certo che ci siano anche preti "buoni", preti che non seguono ciecamente le tendenze delle gerarchie ecclesiastiche, preti che aiutano veramente chi ha bisogno, che aiutano sia materialmente che spiritualmente o, in termini non religiosi, psicologicamente. Persone razionali che sanno che dio e la chiesa non sono la stessa cosa e che stare vicini a dio, per chi ci crede, è più importante che stare vicino al vescovo. Ammetto la mia grossolanità precedente e chiedo scusa, prima di tutto a me stesso.

NOW ON AIR: "Halleluyah! (God is dead)" Vader

giovedì, novembre 18, 2010

E' nato prima l'uovo o la gallina?

E' nato prima l'uovo o la gallina?

Mi sono spesso chiesto se questa proverbiale domanda non nasconda in realtà un'allegoria. Infatti, la risposta alla domanda in sé è estremamente semplice. Basta un po' di logica e il più semplice possibile approccio di tipo scientifico: può una gallina nascere da qualcosa che non sia un uovo? La risposta è ovviamente no, se escludiamo la magia e la creazione divina, naturalmente le escludiamo entrambi altrimenti qualsiasi requisito di logica, razionalità e scientificità va a farsi benedire.
Bene, se una gallina non può nascere da altro che non sia un uovo, deve necessariamente essere nato prima l'uovo. Fine della discussione. E' nato prima l'uovo o la gallina? L'uovo, basta.

Dal punto di vista retorico, la domanda riguarda, ovviamente, altro.

La frase viene inoltre utilizzata per enfatizzare l'inutilità o la futilità di un discorso o di una discussione, o in alternativa, l'incapacità di giungere a una conclusione concreta.

Ma, come visto, ormai in questa accezione non avrebbe più senso utilizzarla, poiché, teoricamente il genere umano è attualmente abbastanza civilizzato da poter comprendere l'illogicità della stessa domanda... teoricamente. Una domanda che ormai non dovrebbe più poter rappresentare la semantica sopra descritta.

NOW ON AIR: --silenzio--

mercoledì, novembre 03, 2010

Quanti sono 178 mln di euro?

Da una mia stima recente, che assicuro aver condotto in maniera accurata e con approccio decisamente scientifico, è emerso che per condurre la mia vita così com'è adesso, mi sono sufficienti 85 euro a settimana, ovvero 4'420 euro l'anno.

Ciò significa che nel caso in cui io vincessi una cifra vicina ai 178 milioni di euro (circa la cifra che un giocatore di Superenalotto avrebbe potuto aggiudicarsi fino alla scorsa settimana) potrei vivere senza problemi per circa 40'271 anni*.
O 178 milioni di euro sono veramente tanti o io mi accontento di molto poco... forse la verità sta nel mezzo.

Attualmente il montepremi del Superenalotto è di 46.1 milioni, se dovessi vincere oggi, mi dovrei accontentare di vivere soli 10'429 anni*.

In realtà io non gioco affatto, questo mi permette di risparmiare fino a 6 euro a settimana: 312 euro l'anno.

NOW ON AIR: "Leave out all the rest" Linkin Park

(*) cifre al netto di eventuali interessi bancari

domenica, settembre 12, 2010

Perché?

Nono sono sicuro di essere ancora "l'uomo del futuro" del titolo. Questo "ancora" può essere interpretato sia nel senso passato che in quello futuro: non so se lo sono stato ed ora non lo sono più; sicuramente attualmente non sono come "l'uomo del futuro" che ho descritto e chissà se lo sarò mai. Per questo mi riferirò a me stesso come a MaxParsifal. Naturalmente in terza persona, da perfetto psicopatico.

MaxParsifal non vuole crescere perché è già cresciuto abbastanza e non gliene è venuto nulla di buono, solo maggiore stress e maggiore infelicità.
Maxparsifal non vuole essere un eterno adolescente, bensì un eterno bambino. Non un bambino qualsiasi, il bambino che è stato lui prima di rompersi. Prima che qualcosa gli portasse via, troppo presto, il suo essere bambino. Il bambino che è stato lui: meno felice e sereno degli altri ma più consapevole, comunque più felice e sereno di quanto potrà mai essere da adulto.

MaxParsifal vuole essere il bambino che chiede sempre "come" e, soprattutto, "perché" e che non si annoia a sentire ogni risposta, perché in ogni risposta c'è qualcosa di interessante. Come fanno le persone a vivere come se non ci fossero domande, come se tutto fosse completamente chiaro? Soltanto io vedo "perché" in ogni singolo aspetto dell'esistenza? Il fatto che trovare risposte sia difficile dovrebbe essere un buon motivo per non farsi le domande?
Le risposte non contano, o almeno non contano tanto quanto le domande: quando smettiamo di fare domande, il nostro cervello smette di vivere e quindi noi smettiamo di vivere. Si, certo, respiriamo, mangiamo, defechiamo, lavoriamo, ci picchiamo per un parcheggio, ma questo non significa vivere. Significa essere vivi, certo, per definizione medica, ma non significa che siamo individui che vivono perché, quando non ci facciamo più domande, non siamo più individui. Diventiamo dei gusci vuoti, corpi umani che si muovono e agiscono tutti alla stessa maniera, tutti uguali.
Io (cioé MaxParsifal) non ho paura di morire fisicamente, ma finché sono vivo fisicamente, morire mentalmente mi fa schifo ed orrore. Non voglio, tanto varrebbe morire del tutto. Per rimanere vivo nel cervello non conosco altro metodo che rimanere bambino, cercare (quando riesco) di guardare le cose come fosse la prima volta che le vedo e chiedermi "perché" ogni volta che posso (le occasioni non mancano di certo).
Intanto, perché ho scritto tutto ciò... al momento non lo so, se lo scoprirò e lo riterrò interessante potrei anche condividerlo qui, nel frattempo... perché?

NOW ON AIR: "Alive" Pearl Jam

mercoledì, settembre 08, 2010

Indesiderati

In molti film e in qualche libro mi è capitato di vedere e leggere di figli che scoprono di essere stati indesiderati, essere nati come frutto di un errore.
Tali scene (cinematografiche o letterarie) sono solitamente cariche di pathos, portano alla commozione: una rivelazione del genere da parte di un genitore nei confronti di un figlio provoca spesso una risposta violenta, carica di risentimento, sicuramente una risposta che esprime malessere e dolore interiore.

Se capitasse a me... ne sarei sollevato. Saprei che il dolore che mi è stato inflitto da quando sono nato non è frutto di una scelta consapevole o inconsapevole ma comunque volontaria. La mia nascita, e tutto ciò che ne è conseguito, sarebbero soltanto frutto di un errore, di un incidente e si sa "gli incidenti capitano".
Purtroppo non avrò mai questo "piacere": mi è stato già detto che la mia nascita è stata fortemente voluta, al riguardo ci sono anche prove oggettive che non possono essere smentite o manipolate. Mi dispiace sapere che una persona possa decidere volontariamente, consapevolmente e razionalmente di generare un figlio, senza pensare a tutto ciò che di brutto o spiacevole potrebbe riservargli la vita. La vita non è bella nè brutta, la vita è una serie estremamente complessa di continui incidenti che sta poi a noi interpretare come vogliamo perché, di per sé, senso non ne hanno. Da parte mia, il più piccolo incidente negativo, o anche solo potenzialmente negativo, che potrebbe occorrere ad un essere umano generato con il mio contributo mi porta a rifiutare categoricamente ogni possibilità di farlo.
Le cose belle che ci succedono non possono nè annullare nè compensare quelle brutte che ci accadono: quando mi accade qualcosa di bello, quelle brutte stanno sempre lì senza attenuare nè esaltare quelle belle, e viceversa.
Fare un figlio per me sarebbe sicuramente bellissimo, ma cosa sarebbe per lui? Per lui sarebbe soltanto una vita ed una nuova sequenza di incidenti. E se non fosse così? E se mio figlio potesse vivere la vita più bella che sia mai stata immaginata? Sarebbe giusto negargli questa possibilità?
Si sarebbe giusto, perché non sto impedendo a nessuno di vivere tale vita immaginaria, visto che finché uno non viene al mondo non esiste. Finché non viene al mondo nessuno può fargli del male, neanche io, direttamente o indirettamente. Una volta venuto al mondo non c'è più via d'uscita e quello che gli spetta è soltanto quello che spetta a tutti quanti: una lunga sequenza di incidenti che si concluderà solo con la sua morte.

NOW ON AIR: "From yesterday" 30 Seconds To Mars

Bestemmiare

Ogni volta che qualcuno maledice dio, in realtà sta maledicendo il suo creatore, ammesso che creda a questa sciocchezza della creazione divina.
Bestemmiare il "nome del signore" significa quindi maledire il responsabile delle nostre difficoltà e delle nostre sofferenze: se non avesse creato il mondo e gli esseri umani noi non avremmo sofferto o inciampato o arrancato o qualsiasi altra cosa.
Come detto, la creazione divina è una sciocchezza, quindi, se non fossimo annebbiati da millenni di religione, quello che vorremmo veramente fare è maledire il nostro creatore. I nostri creatori sono i nostri genitori, tutti i meriti e tutte le colpe di ciò che ci accade di bello e di brutto ricadono completamente ed esclusivamente su di loro, almeno in quest'ottica.
Quando abbiamo bisogno di sfogarci e maledire qualcuno per ciò che ci succede in vita sarebbe più corretto, o almeno più sensato, maledire i nostri genitori... o almeno uno dei due, sta ad ognuno scegliere quale.

NOW ON AIR: "The story" 30 Seconds To Mars

giovedì, luglio 29, 2010

Vomitiamo tutti insieme...

Un invito per tutti gli amanti del vomito, proprio ed altrui, leggere questa pagina di commenti.

Io ho cominciato a leggere questa pagina, relativa ad una notizia di cronaca romana, e non sono riuscito a leggere tutti i commenti. Mi sono dovuto fermare per vomitare: così tante persone talmente prive di qualsiasi buon senso. Tutte le opinioni espresse mi sembrano così banali, semplicistiche, inutili, insopportabili.

La razza umana ben meriterebbe di essere completamente distrutta.

NOW ON AIR: --silenzio--