venerdì, gennaio 23, 2009

Uscire da Facebook... yes we can! Forse.

Uscire da Facebook, si può fare e ieri sera l'ho fatto.
Qualcuno mi ha anche detto "Ma perchè ci sei entrato?", volevo vedere cos'è Facebook.
Vorrei dire che è stata una bella esperienza, ma non è stato niente di chè.
Ho "ripreso i contatti" con persone con cui essere in contatto non mi interessava affatto.
Ho "ripreso i contatti" con persone che ho scoperto non piacermi più.
Ho ricevuto richieste di amicizia da persone che ricordo di aver visto ma con cui credo di non aver mai scambiato una parola.
Ho ricevuto richieste di amicizia da persone che sono sicuro di non aver mai visto.
Per tutti gli altri non credo di aver bisogno di Facebook, ci sono le email, i blog e, anche se non lo amo particolarmente, MSN Messenger (o prodotti simili).

Le uniche persone con cui avrei voluto riallacciare i contatti, su Facebook non ci sono, almeno per il momento, magari in futuro farò un altro tentativo.
Per ora, però, non mi andava di continuare a far parte di quel numerone che rappresenta la quantità di utenti di questo mediocre servizio.

PS: magari è solo invidia perchè avrei voluto inventarlo io e fare un sacco di soldi, può darsi.

Update: ho approfondito le mie ricerche, in realtà non si esce mai veramente da Facebook, il proprio profilo può essere solo disattivato, non cancellato. In altre parole nessuno può più trovarti qualora ti cercasse, neanche i tuoi contatti, ma i tuoi dati e le tue foto rimangono memorizzati presso i server di Facebook. Tutto ciò, a detta loro, lo fanno per consertirti di rientrare nella grande famiglia di Facebook quando vuoi senza perdere niente di quello che avevi fatto in precedenza.
Quindi attenzione, soprattutto per quelli che ancora non ci sono entrati, non si esce mai complemente da Facebook.

NOW ON AIR: "London calling" Clash

mercoledì, gennaio 21, 2009

Il punto di vista è fondamentale

Per un lungo periodo della mia vita sono stato veramente male, non tanto fisicamente quanto "spiritualmente", seppure con inevitabili conseguenze sulla mia salute fisica.
Ad un certo punto però ho fatto qualcosa che mi ha fatto cominciare a stare meglio.
Ho smesso di guardarmi attraverso gli occhi del mondo che mi circondava.
Ho cominciato a guardare il mondo attraverso i miei stessi occhi.
E' stata una sorta di liberazione... seppur non totale.

NOW ON AIR: "Swallowed" Bush

martedì, gennaio 20, 2009

Ricerca interiore

Il mio merito non sta nel conoscere me stesso, molti di quelli che dicono di conoscersi si illudono.
Non credo neanche di conoscermi meglio di quanto gli altri si conoscano.
Sono semplicemente fiero di cercare dentro me stesso, farmi le mie domande e cercare le risposte su di me, dentro di me.
Troppo spesso mi sembra che gli altri rinuncino a farsi domande su sè stessi o finiscano per cercare poche risposte al di fuori di sè.

NOW ON AIR: "Liberate" Disturbed

lunedì, gennaio 12, 2009

Premiare lo studio con il denaro?

Un'altro tema che mi è tornato "sotto mano" in questi giorni è la proposta da parte di diversi tra politici, presidi, insegnanti, genitori, di premiare gli studenti particolarmente brillanti con somme in denaro. Per loro stessa ammissione questa soluzione funzionerebbe anche da stimolo a quelli che di stimoli nella scuola ne trovano pochi.

Il bisogno di pagare gli studenti per spingerli a studiare di più è simbolo del fallimento del sistema scolastico italiano: sintomo dell'incapacità dei nostri insegnanti, ma anche dei genitori e della società intera, di comunicare ai ragazzi l'importanza dello studio e della scuola.
Quello che la società comunica è che non importa quanto impegno ci metti e quali risultati ottieni, in un modo o nell'atro ce la fanno tutti, quindi perchè darsi pena?
Che schifo. Cacciamo un po' di insegnanti incapaci dalle scuole, facciamo studiare solo quelli che ne hanno voglia e premiamo gli studenti meritevoli mettendogli a disposizioni insegnanti all'altezza del loro compito e strutture, infrastrutture e mezzi di supporto alla didattica che permettano agli studenti volenterosi di costruirsi il futuro che vogliono.

NOW ON AIR: "From the inside" Linkin Park

Vogliamo veramente il grembiule?

Lo so che l'argomento non è propriamente attuale ma sono rimasto un po' indietro con i pensieri da esprimere. Riporto alcune riflessioni partorite dal mio cervello durante l'estate quando "grembiule" e "riforma della scuola" erano temi d'attualità.

Vogliono reintrodurre la divisa a scuola, o almeno il vecchio e caro grembiule delle scuole elementari. Io sinceramente ho sempre odiato quel maledetto oggetto del demonio, sia da bambino quando ero costretto ad indossarlo, sia da più grande quando ho potuto cominciare a guardarlo con spirito un po' più oggettivo.
Ancora non ho trovato un sostenitore del grembiule che sia riuscito a darmi una giustificazione che risulti per me sufficientemente sensata da giustificare la divisa scolastica.
Dicono che il grembiule serva a far capire ai bambini che siamo tutti uguali: il problema è che non è vero che siamo tutti uguali e prima i bambini lo capiscono prima potranno farsene una ragione o imparare che forse è molto bello che non lo siamo. Nascondere dietro un grembiule i vestiti firmati non serve a nulla, perchè i bambini parlano, perchè in fondo i bambini non sono stupidi come piace pensare a grandi. Con i grembiuli vogliamo insegnare ai bambini che nonostante ciò che indossiamo siamo tutti uguali, e allora perchè gli adulti non indossano grembiuli? E un domani cosa faremo? Faremo indossare delle maschere tutte uguali ai nostri figli dicendogli "non importa cosa c'è dietro la maschera siamo tutti uguali"? Che orrore.
Se poi parliamo di adolescenti, la divisa scolastica serve ancora meno, da questo punto di vista. E' incredibilmente stupido cercare di far credere ai ragazzi che sono tutti uguali: spieghiamogli da subito che non lo sono, facciamogli capire perchè questo è normale e che, come ogni cosa della vita, a volte è una cosa piacevole e altre volte lo è meno. Dimostriamogli che la differenza e la diversità può essere un valore e non una mancanza.
Ho persino sentito dire "non chiamiamola divisa, ma uniforme, affinchè unisca invece di dividere". Cosa? Invece di insegnare ai ragazzi a non uniformarsi, a pensare fuori dagli schemi, dovremmo insegnargli a seguire il gregge, ovvero ad uniformarsi? Ma si, tutti vestiti allo stesso modo e le pecore nere fuori dalle scatole.
A quelli che, invece, dicono ci sia bisogno di riportare un po' di buona creanza nel vestire dei ragazzi, dico che forse sarebbe meglio insegnare e rendere consapevoli questi ragazzi di cosa comunicano vestendosi in un certo modo: spiegarsi che anche il vestirsi è un linguaggio di comunicazione, a volte molto più efficacie di tante parole. Consapevolezza. Che i ragazzi siano consapevoli, perchè possano avere i mezzi per decidere da sè cosa fare e come vestirsi.
Poi a cosa serve il grembiule se ognuno può comprare quello che vuole: Armani, Gormiti, Pokemon, Wynx e siamo daccapo. Per non aprire il capitolo maschietti contro femminucce: non è discriminatorio e divisorio che i maschi abbiano solitamente un grembiule blu/azzurro e le femmine un grembiule rosa? Se dobbiamo essere tutti uguali dobbiamo esserlo da tutti i punti di vista, se no ha ancora meno senso di quel poco che già ha.
Il fatto è uno solo: siamo tutti diversi indipendentemente da come ci vestiamo, dovremmo imparare ad apprezzare i lati positivi di questa diversità, perchè un coglione è sempre un coglione con la divisa scolastica o senza, la quale, così come qualsiasi altra divisa, targhetta, effigie, uniforme o quant'altro, non fa che creare l'illusione di unione o divisione.

NOW ON AIR: "More than a feeling" Boston

mercoledì, dicembre 31, 2008

2009

Spero vivamente che il 2009 inizi meglio di come sta finendo il 2008... altrimenti ci sono tutti i presupposti per un anno di merda.

NOW ON AIR: "America" Marcy Playground

domenica, dicembre 28, 2008

Amici e nemici

Stavo pensando che, forse, è più giusto pensare al proprio "peggior nemico" come ad un amico; almeno tanto quanto al proprio "peggior amico" come ad un nemico.
Ma forse sto soltando vaneggiando a causa della pancia troppo piena.

NOW ON AIR: "Hold me, thrill me, kiss me" U2

venerdì, ottobre 31, 2008

Decreto Gelmini

Ho letto il decreto Gelmini che è stato approvato ieri (30/10/08) in Senato, è possibile trovarlo anche a questo link.

L'ho fatto perchè ho sentito tanto e tanti lamentarsi di questa approvazione, si dice che sia una riforma ingiusta e sbagliata, volevo capire perchè, visto che nessuno me lo sa spiegare. Volevo capire perchè tante persone sono scese in piazza per protestare, perchè tanti genitori hanno portato in piazza anche bambini di sei o sette anni.

Quello che voglio dire è che a me non è sembrato un decreto ingiusto, sono pochi punti che si leggono abbastanza facilmente, potremmo riassumerli in questo modo:

1) reintroduzione dell'insegnamento dell'educazione civica;
2) reintroduzione della bocciatura in base al voto di condotta;
3) utilizzo della votazione numerica anche alle elementari;
4) ritorno al maestro unico nelle scuole elementari;
5) i libri di testo devono durare almeno cinque anni;
5-bis) nuove disposizioni in materia di attribuzione dei posti nelle graduatorie;
6) chi ha conseguito la laurea in scienze della formazione primaria è esonerato dal sostenere l'esame di abilitazione all'insegnamento;
7) modifica delle modalità di accesso alle scuole di specializzazione in medicina e chirurgia;
7-bis) riassegnazione di fondi, altrimenti destinati, alla ristrutturazione e messa in siscurezza degli edifici scolastici.

Detto che a volte il "burocratese" è un po' complicato e risulta difficile non perdersi tra commi e riferimenti ad altri documenti, non mi sembra che ci sia nulla di palesemente errato o ingiusto in questo decreto, sicuramente non trovo sbagliati i punti 1, 2, 3, 5; sui punti 5-bis e 7 non posso giudicare perchè ne so veramente troppo poco; sul punto 7-bis tutto dipende da come verranno effetivamente gestiti i fondi, con quale livello di chiarezza e controllo.

Qualche dubbio me lo mette sicuramente il punto 6, perchè mi da l'impressione che serva a favorire qualcuno e sfavorire qualcun altro.

Riguardo al più discusso punto 5 io non lo trovo ingiusto nè sbagliato: non so se recentemente avete avuto a che fare con maestri elementari (lo stesso discorso purtroppo vale per insegnanti di ogni ordine e grado), ma io ho potuto rendermi conto che ci sono tanti incapaci tra le loro fila, questo significa probabilmente che non ci sono abbastanza persone in grado di ricoprire questo ruolo o che non ci sono persone capaci che vogliano fare questo lavoro: fatto sta che avere tre insegnanti poco capaci non aiuta i bambini in alcun modo, esagerando potrei dire che piuttosto che avere tre poco capaci è meglio averne uno poco capace, rischia di fare meno danni da solo.
Detto questo io ritengo che sia opportuno tagliare un po' di rami, certo sarebbe meglio se questa potatura di insegnanti venisse fatto con metodo, mantenendo gli insegnanti di valore e ricollocando o anche licenziando o non rinnovando quelli meno adatti a questo lavoro... ma non credo che in Italia siamo ancora pronti per questo passo di civiltà, sicuramente i "nuovi posti" verranno assegnati con il vecchio solito metodo italiano dell'anzianità di servizio, anche per questo in Italia non ci sarà mai posto per le persone meritevoli.

Infine, per quanto riguarda abolizione/riduzione delle ore di dopo-scuola dico quello che ho sempre detto: "Mamme e papà di tutta Italia, se non avete tempo per i figli... non li fate, non vi obbliga nessuno".
I figli si dovrebbero fare soltanto se si hanno la voglia e le risorse per crescerli, altrimenti si possono anche non fare.

NOW ON AIR: "Teardrop" Massive Attack

domenica, ottobre 26, 2008

Cesare padrone di Roma...


Quest'estate ho finito di leggere gli ultimi due volumi della quadrilogia di Conn Iggulden sulla vita di Caio Giulio Cesare.
Si tratta di un romanzo storico ovvero di un romanzo, quindi un'opera di fantasia, che prende spunto da fatti storici documentati.
E' stato appassionante seguire le vicende di un grande uomo attraverso le difficoltà finoagli innumerevoli successi e alla tragica fine; mi è piaciuto soprattutto leggere quello che nei libri di storia non compare mai: le vicende di quegli uomini e quelle donne, piccoli rispetto ai grandi nomi della storia, ma le cui vite sono indissolubilmente legate a quelle dei più conosciuti personaggi storici e, a volte, hanno contribuito a renderli tali.
Una cosa che mi ha sempre infastidito della storia che si studia a scuola è che questi uomini descritti dagli insegnanti sembrano sempre dei personaggi di fantasia, perchè sono descritti completamente distinti dalla realtà della vita di tutti i giorni: questi eroi del passato non mangiano mai, non si vestono, non viaggiano, la riga precedente sono a Roma, quella successiva li vede in Britannia, senza incontrare mai un oste, un fabbro, un sicario, una prostituta, nessuno si ubriaca e nessuno si droga. Senza contare che chi vince è buono e chi perde è cattivo, ma questo è un altro discorso.
Leggendo questi libri ho potuto godere di un'altra prospettiva sul tradimento di Bruto e, ammettendo la mia ignoranza, ho scoperto che Bruto tradì Cesare ben due volte anche se la prima con esiti meno tragici della seconda.
Sono stato piacevolmente colpito da questa serie di libri che mi hanno permesso di provare diverse sensazioni, dalla commozione solidale con il primo tradimento di Bruto, fatta addirittura di "groppo in gola" e "occhi lucidi", fino alla rabbia provata nei confronti dello stesso personaggio in occasione del secondo tradimento, quello che inevitabilmente conclude le vicende della serie.
Naturalmente non è un romanzo breve, difficilmente potrebbe esserlo raccontando la vita di un uomo, si tratta di quattro volumi da circa cinqiecento pagine l'uno; anche il prezzo è non indifferente in quanto per ogni volume ci sono voluti circa 20 euro, ma complessivamente, dopo circa 2000 pagine e circa 80 euro, mi sento soddisfatto della mia lettura, anche se probabilmente la prossima volta ci penserò su due volte prima di affrontare una spesa del genere, pensando che con la stessa cifra avrei potuto comprare anche dieci classici dell'Ottocento.
L'unico vero rammarico riguardo questo libro è che ci ha dovuto pensare un inglese a scriverlo, così come "Memorie di Adriano" l'ha scritto una francese e "Io, Claudio" un altro inglese: perchè noi italiani, che avremmo migliaia di vicende e migliaia di uomini e donne di cui parlare e scrivere, lasciamo sempre che siano gli altri a farlo? Noi siamo il popolo delle potenzialità non sfruttate.
Comunque consiglio questa lettura a tutti quelli che non hanno problemi di tempo e di denaro.

I titoli dei quattro volumi sono:
1) "Le porte di Roma"
2) "Il soldato di Roma"
3) "Cesare padrone di Roma"
4) "La caduta dell'aquila"

NOW ON AIR: "One day remains" Alter Bridge

sabato, ottobre 18, 2008

Le tre stimmate di Palmer Eldritch


Ho letto "Le tre stimmate di Palmer Eldritch" di Philip K. Dick e, nonostante non possa annoverarlo tra i miei libri preferiti, non posso fare a meno di pensare che sia un libro notevole scritto da un autore davvero eccezionale.
Quello che mi affascina dei libri di Philip K. Dick è come riescono a metterti continuamente di fronte al contrasto tra realtà ed illusione. Che cosa è reale e cosa non lo è? Una cosa è reale soltanto perchè la posso sperimentare con i sensi? E se i sensi potessero essere ingannati o alterati? Quale sarebbe la realtà in quel caso? Ma come possiamo sapere noi se i nostri sensi, in un certo istante, sono alterati o meno?
Sembra un po' il tema di Matrix, solo che Dick è morto qualche anno prima che quel film fosse anche solo un'idea.
E se qualcuno creasse una droga che genera una realtà alternativa? E se questa realtà alternativa fosse migliore della realtà "reale"? Saremmo in grado di distinguere ancora quale è la realtà e quale quella alternativa? Finiremmo per preferire la realtà alternativa a quella "reale"?
Ma soprattutto, dove sta la realtà e dove l'illusione? Se la realtà è data dai sensi e i sensi possono essere ingannati: esiste veramente la realtà? Oppure la realtà è una delle tante illusioni che abbiamo a disposizione?
I libri di Dick sono proprio ciò che amo: una continua fonte di spunti di riflessione.
Un libro da provare, consigliato soprattutto agli amanti del telefilm "Lost": a parer mio chi ama "Lost" non può non apprezzare Philip K. Dick.

P.S.: in un episodio della quarta stagione, quando Ben è prigioniero di Locke, una volta insieme al pranzo John porta a Ben anche un libro che lui dice di aver già letto, il titolo di quel libro è "Valis" e l'autore è proprio Dick, spero di poter scrivere presto anche di questo libro.

NOW ON AIR: "The pretender" Foo Fighters