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giovedì, gennaio 27, 2011

Ovazioni per le banalità

Ho finito da poco di seguire il discorso del Presidente della Repubbilca pronunciato al Quirinale in occasione delle celebrazioni del "giorno della memoria" (27 gennaio 2011).
Il risultato è che sono arrabbiato, davvero tanto. Non solo per il contenuto del discorso ma, forse ancor di più, per la standing ovation finale. Una standing ovation per un discorso così sterile e banale, dai contenuti insulsi e insignificanti mi fa torcere lo stomaco. Dal Presidente non mi aspettavo niente ti più, ormai ho capito le cariche istituzionali non possono avere originalità per definizione, ma quella standing ovation proprio non mi va giù. Non riesco a pensare ad altro, non riesco a vederla se non come l'ennesima scena di un teatrino ridicolo che solitamente chiamiamo vita civile, in cui seguiamo ciecamente le istruzioni dateci dalla "convezione sociale" senza capire niente, o quasi niente, di quello che ci sta intorno. C'erano molti ragazzi tra il pubblico, questo ai miei occhi non li giustifica ma sicuramente ne riduce le colpe aumentando, al contempo, quelle degli adulti che hanno la responsabilità di questi giovani.
Questo, in sintesi, il discorso del Presidente:
- olocausto è brutto;
- i giovani sono il nostro futuro;
- i buoni sono buoni, i cattivi sono cattivi;
- comprate questo nuovo libro sulla Shoah edito da Adelphi.

Sono forse io troppo critico? Sono forse io che pretendo troppo dagli esseri umani? O forse mi sfugge qualcosa? Non lo so, non lo so... mi viene quasi da sperare che sia io a non capire niente, a cercare qualcosa che non c'è motivo di cercare, a desiderare qualcosa che non ha motivo di esistere.
Non lo so, ma non ce la faccio a vedere e sentire queste persone che con i loro discorsi, in teoria, dovrebbero rappresentare anche me e, soprattutto, non ce la faccio a vedere queste manifestazioni di entusiasmo da parte di persone che sono li in rappresentanza di tutti gli italiani.

NOW ON AIR: Inno nazionale d'Italia

venerdì, dicembre 31, 2010

Il culto dei morti

Trovo il cosiddetto "culto dei morti" semplicemente ridicolo, inutile spreco di tempo, denaro ed energie, fisiche e mentali. Quel che è morto è morto e non esiste più, in nessuna forma. Seppure i defunti esistessero ancora in qualche forma, da qualche parte nell'Universo, di certo gli altari (oltretutto spesso miseri) che gli costruiamo non gli servirebbero a nulla.
Qualcuno dirà che è ovvio, che quelli che chiamo altari non servono ai defunti ma ai vivi. Certo, ma questo dovrebbe renderli sensati? Per quanto mi riguarda no. Per quanto mi riguarda, i ricordi che risiedono nella mia mente relativi ad una persona che ho apprezzato in vita valgono milioni di volte più di qualsiasi marmo inciso e miliardi di volte più delle sue inermi spoglie in putrefazione. Se avessi paura che con il tempo il suo ricordo potesse affievolirsi potrei, al massimo, racchiudere in una scatola alcuni oggetti materiali che potrebbero legarmi con affetto a quella persona.
Se una persona a me vicina dovesse venire a mancare, e fossi io a dover decidere, non avrei dubbi: la farei cremare e disperdere a dispetto anche di eventuali sue disposizioni in merito. Perché chi è morto è morto e nessun pezzo di carne in putrefazione o pezzo di marmo può fare la differenza in questo. Inoltre la gestione di un cadavere comporta già abbastanza noie burocratiche, perché prolungare il fastidio, per noi vivi, oltre il dovuto?
Come si dice a Roma (non so se il proverbio è originario della capitale o è ugualmente diffuso in tutta Italia): "Chi è morto giace, chi è vivo se dà pace".

E infatti i cristiani non sanno morire. Basti in proposito un confronto tra la morte di Socrate e la morte di Gesù. [...] A differenza di Socrate, Gesù ha paura, non degli uomini che lo uccideranno, né dei dolori che precederanno la morte, Gesù ha paura della morte in sé, e perciò trema davvero dinanzi alla "grande nemica di Dio" e non ha nulla della serenità di Socrate che con calma va incontro alla "grande amica".

D la repubblica delle donne

Socrate e Gesù di fronte alla morte, 16 febbraio 2008

Umberto Galimberti

E dov'è oggi la tomba di Socrate? Non importa perché di Socrate è rimasto molto più di un misero sepolcro materiale. Allora il pensiero cinico e tagliente che propongo è questo: la tomba serve a far ricordare chi non ha alcun motivo per esser ricordato.

È strano come a volte il ricordo della morte sopravviva molto più a lungo della vita che essa ha rubato.

Il dio delle piccole cose, Arundhati Roy


La morte di un uomo è meno affar suo che di chi gli sopravvive.

La montagna incantata, Thomas Mann


La morte viene silenziosa come un alce, dai vivi ci separa con il taglio di una falce.

Urna, Elio e le storie tese



NOW ON AIR: "Fine again" Seether

giovedì, dicembre 30, 2010

Libertà di parola

Nessuno dotato di senno si sognerebbe mai di voler ridurre la libertà di parola.

Ma che tristezza vedere che sempre più spesso, nell'uso che se ne fa, la libertà di parola finisca per ridursi a mera libertà di dire cazzate.

Nessuna conseguenza, nessun giudizio, purché tu rimanga nel "politicamente corretto". Non importa più quanto sia sensato quello che stai dicendo, l'importante è che sia omologato al pensiero collettivo.

Lungi da me schierarmi contro la libertà di parola, ma che tristezza.

NOW ON AIR: "Fake it" Seether

mercoledì, novembre 03, 2010

Quanti sono 178 mln di euro?

Da una mia stima recente, che assicuro aver condotto in maniera accurata e con approccio decisamente scientifico, è emerso che per condurre la mia vita così com'è adesso, mi sono sufficienti 85 euro a settimana, ovvero 4'420 euro l'anno.

Ciò significa che nel caso in cui io vincessi una cifra vicina ai 178 milioni di euro (circa la cifra che un giocatore di Superenalotto avrebbe potuto aggiudicarsi fino alla scorsa settimana) potrei vivere senza problemi per circa 40'271 anni*.
O 178 milioni di euro sono veramente tanti o io mi accontento di molto poco... forse la verità sta nel mezzo.

Attualmente il montepremi del Superenalotto è di 46.1 milioni, se dovessi vincere oggi, mi dovrei accontentare di vivere soli 10'429 anni*.

In realtà io non gioco affatto, questo mi permette di risparmiare fino a 6 euro a settimana: 312 euro l'anno.

NOW ON AIR: "Leave out all the rest" Linkin Park

(*) cifre al netto di eventuali interessi bancari

Google: suggerimenti inquietanti

Da diverso tempo Google tenta di aiutare le ricerche dei suoi numerosi utenti suggerendo le parole o le combinazioni di parole più frequentemente digitate dagli utilizzatori. A volte tali suggerimenti possono rivelare qualche sorpresa.

Cercando di capire "come tagliarsi le basette" scopriamo che in giro c'è molta gente depressa o forse solo confusa.

--clicca sulla foto per ingrandire--

Cercando di scoprire "come inserire" qualcosa... si, c'è molta confusione in giro.

--clicca sulla foto per ingrandire--

NOW ON AIR: "Land of confusion" Disturbed

giovedì, luglio 29, 2010

Vomitiamo tutti insieme...

Un invito per tutti gli amanti del vomito, proprio ed altrui, leggere questa pagina di commenti.

Io ho cominciato a leggere questa pagina, relativa ad una notizia di cronaca romana, e non sono riuscito a leggere tutti i commenti. Mi sono dovuto fermare per vomitare: così tante persone talmente prive di qualsiasi buon senso. Tutte le opinioni espresse mi sembrano così banali, semplicistiche, inutili, insopportabili.

La razza umana ben meriterebbe di essere completamente distrutta.

NOW ON AIR: --silenzio--

lunedì, giugno 14, 2010

Il cinema in 3D... ne vale la pena?

Sono assoulutamente contrario al cinema in 3D. In proposito ho trovato un interessante articolo che riporta le opinioni di un importante critico cinematografico statunitense.

Roger Ebert è uno dei più rispettati, temuti e discussi critici cinematografici americani. Attualmente scrive sul Chicago Sun Times ma i periodici che si occupano di cultura e spettacoli, da Variety a Newsweek, fanno a gara per ospitare i suoi scritti. In passato Ebert ha fatto a lungo coppia con un altro critico, Gene Siskel, scomparso nel 1999. In piena era 3D Ebert, che non ha mai avuto paura di essere in controtendenza, ha firmato un editoriale per Newsweek in cui spiega perché la cosiddetta rivoluzione della tridimensione è solo un inganno, e anzi, più spesso un modo di truccare le carte a spese degli spettatori.
Nove picconate - Ebert ha dettagliatamente motivato la sua contrarietà al 3D, riassumendone le motivazioni in nove punti. Eccoli.

1- Il nostro cervello ha già la facoltà di "leggere" la diversa profondità di campo e aggiunge automaticamente tridimensionalità anche alle immagini in 2D attraverso la prospettiva. Aggiungere una dimensione artificiale significa distrarlo e ingannarlo.

2- I grandi film non hanno mai avuto bisogno del 3D. Un'opera riuscita cattura completamente l'emotività e l'immaginazione dello spettatore. A qualcuno è mancato il 3D in film come Fargo, Casablanca o Precious?

3- Gran parte degli attuali film in 3D in realtà non fanno altro che spostare gli oggetti su diversi piani visuali. In questo modo il regista si priva del lavoro sulla profondità di campo che è sempre stato un mezzo per stimolare l'attenzione dello spettatore rispetto ai vari campi di ripresa. Insomma, una finta evoluzione, del tutto non necessaria.

4- Gli occhiali da indossare costringono gli occhi e il cervello a lavorare in modo diverso, così che, secondo diversi specialisti medici interpellati e stando al rapporto pubblicato da Consumers Report, il 15% degli spettatori che hanno assistito ad una proiezione in 3D lamentano mal di testa e affaticamento agli occhi. L'illusione di vedere in 3D avviene a spese degli organi visivi, solitamente non calibrati per questo tipo di esperienza.

5- I film in 3D tendono ad essere meno luminosi degli altri, gli stessi occhiali da indossare rubano luminosità. Questo rende la visione più faticosa, anche perché spesso la tecnologia IMax annunciata non ha i doppi proiettori con lampade che incrocino i loro fasci sullo schermo, né gli schermi più grandi. Occhio agli imbrogli.

6- C'è speculazione attorno alla commercializzazione dei nuovi proiettori. I costi da sopportare sono alti e molti esercenti tendono a comprare film in 3D che proiettano con vecchie tecnologie analogiche. Infatti gli studios si stanno offrendo di coprire una parte dei costi di rinnovamento della struttura tecnologica.

7- Per le ragioni descritte al punto precedente, il prezzo dei biglietti per il cinema sta salendo, si toccano punte di aumenti anche di 5 e 7 dollari per coprire l'aggiornamento tecnologico. Costi che ricadono sul cliente, lo spettatore.

8- E' impossibile immaginare un grande film drammatico, come The Hurt Locker, girato in 3D. Né pellicole basate su una forte sceneggiatura e dialoghi riusciti. Il 3D sembra coprire i punti deboli di acuni film e da l'impressione di essere pensato per un cinema infantile.

9- Ogni volta che Hollywood ha avuto sentore di crisi ha puntato sulla spettacolarizzazione tecnologica. E' accaduto con il vecchio 3D, con i diversi formati sonori, con il widescreen, l'avvento del colore, il cinerama, ora con il 3D di nuova generazione. Grandi registi come Scorsese ed Herzog hanno fatto film per far crescere la consapevolezza della gente e offrire visioni stimolanti. Hollywood sembra regredire ad un preoccupante stato infantile.

Ma Cameron è un caso a parte - In chiusura del suo intervento polemico, Roger Ebert ha specificato di non essere contrario al 3D in modo preconcetto, quanto piuttosto all'uso approssimativo e furbo che si fa di questa tecnologia. Unico caso a fare eccezione, secondo Ebert, è Avatar di James Cameron, il cui utilizzo del 3D è stato molto più consapevole e studiato (con uso magistrale della profondità di campo), oltre che facilitato da un kolossal in gran parte fatto da immagini generate al computer. Molto meno bene è andata a Tim Burton, forzato dagli studios a girare Alice In Wonderland in tre dimensioni, con una resa visiva che non aggiungeva niente al tradizionale 2D.

10 giugno 2010

Redazione Tiscali


Mi trovo d'accordo con tutti i nove punti.
Non sono invece d'accordo con l'opinione espressa riguardo Avatar: forse per questo film non vale il punto 2 tanto quanto per altri titoli (nonostante ne abbia parlato relativamente bene in un post precedente non credo che sia un film "di livello") ma tutti gli altri restano validi.
Non condivido neanche il giudizio positivo, sottinteso, riguardo "The hurt locker" che, ribadisco essere un film davvero mediocre.

Per me "No al 3D", senza se e senza ma.

NOW ON AIR: "Saints of Los Angeles" Motley Crue

domenica, giugno 13, 2010

Libertà di espressione

La libertà di espressione è sicuramente un qualcosa di molto importante.

Peccato che per consentire di esprimersi a chi ha "qualcosa da dire", uso questa espressione nel senso più ampio possibile, si debba necessariamente lasciare spazio a persone che, invece, probabilmente hanno l'acqua al posto del cervello, e ho scritto acqua perché sono un signore, nonché a tutte quelle persone che sono in malafede.

Spesso mi capita di riflettere su quanto la gente sia stupida o solo ignorante, su quanto molte volte sarebbe meglio starsene zitti oppure sarebbe meglio non scrivere.
Inevitabilmente finisco per pensare che la maggior parte delle persone non pensano di essere stupide o di essere ignoranti e sicuramente non si rendono conto di quando dovrebbero stare zitti o dovrebbero evitare di scrivere qualsiasi cosa gli passi per la testa. Quindi cosa mi rende diverso da loro? Quante volte sarò stato stupido anch'io senza accorgermene? Quante volte avrò detto qualcosa che sarebbe stato meglio non dire? Quante volte ho scritto qualcosa di completamente superfluo se non proprio idiota?
Mi faccio spesso domande come queste e a volte mi permettono di riconoscere che mi capita di "inciampare", ma non mi va di tornare a quando stavo sempre zitto e non mi sbilanciavo mai nemmeno per iscritto per paura di sbagliare. Uso questi momenti di autocritica per spingermi ad esprimere pensieri su cui credo di aver riflettuto abbastanza, oppure di premettere al mio interlocutore il mio non aver mai riflettuto a fondo sulla questione proponendo di rifletterci insieme discutendo, alla Socrate, se vogliamo.

Detto ciò, naturalmente questo blog è inutile, potrei smettere di scrivere e in pochi se ne accorgerebbero, nessuno ne sentirebbe la mancanza e molte meno inutilità sarebbero pubblicate sul Web. Io comunque continuerò a scrivere, ogni volta che avrò qualcosa che mi va di pubblicare, non tanto per gli altri quanto per me. Ultimamente mi capita di scrivere molto più in inglese che in italiano, mi capita di scrivere usando linguaggi di programmazione più che linguaggi naturali, mi capita di parlare molto più di quanto scrivo: con questo blog cerco di mantenere una certa capacità di espressione chiara ed efficacie nella mia lingua madre. Spero di riuscirci anche se a volte i contenuti sono un po' carenti di contenuti.

Comunque quando penso che quello che scrivo possa essere inutile o superfluo o addirittura stupido, mi faccio un giro su qualche forum o anche solo su qualche quotidiano online e mi risollevo l'autostima abbassandomi contemporaneamente il morale (per la miseria intellettuale del mondo in cui viviamo) leggendo commenti come questi (cliccare sull'immagine per ingrandire e leggere):



Non sono un campione di emoticon e nemmeno voglio esserlo, quindi assumo un mio personalissimo formalismo per esprimere il mio stato d'animo: 'SBIGOTTITO'.

NOW ON AIR: "Closing time" Semisonic

mercoledì, maggio 12, 2010

Ma dove stiamo andando?

Sono incappato in questo orribile video, riguardante una discussione sul nucleare tra Mario Tozzi e Chicco Testa durante la trasmissione "Cominciamo Bene" di RaiTre.



Sorvoliamo un attimo sull'argomento della discussione, concentriamoci sui modi.
Come si fa ad andare in televisione a dire certe cose, non le si dovrebbe dire neanche nella "vita reale", ma a maggior ragione davanti a microfoni e telecamere. Se questi sono i modi con cui ti esprimi, non importa più cosa dici, per me avrai comunque torto, sarai comunque un fesso. Non si può perdere la calma solo perché qualcuno ti da torto, anche se è scortese o irriverente nei tuoi riguardi.
Ribadisco, in qualsiasi discussione, qualsiasi cosa si stia dicendo, se si alzano i toni si passa subito dalla parte del torto. Che vergogna.

Purtroppo però ci sono anche mali, forse, peggiori. D'altra parte i mali non vengono mai soli. Ho trovato questo video sul portale di Tiscali e tra i commenti allo stesso ho trovato anche il seguente:

se chicco testa che è comunista è a favore del nucleare vuol dire è completamente sicuro. cosa aspettiamo anche noi a staccarci dal ricatto del petrolio e del gas?

Ma esistono veramente persone così stupide nel nostro paese? Persone in grado di formulare un pensiero così idiota? Mi piace passare per pessimista ma alla fine c'è sempre dell'ottimismo in me, in questo caso spero, quindi, che chi ha scritto questo commento non sia riuscito ad esprimere correttamente il proprio pensiero e che sia giunto distorto alla mia mente. Altrimenti speriamo almeno che fosse sarcasmo, anche se sarebbe abbastanza contorto anche come commento sarcastico.

NOW ON AIR: -silenzio-

venerdì, gennaio 22, 2010

Body scanner

Qualche tempo fa un uomo è salito su un aereo diretto negli Stati Uniti d'America. Aveva dell'esplosivo nelle mutande, evidentemente aveva anche brutte intezioni. Per fortuna nessuno si è fatto male.

Da quel momento molti spingono affinché negli aereoporti internazionali, un po' in tutto il mondo e anche in Italia, siano installati dei cosiddetti "Body scanner", strumenti altamente tecnologici che dovrebbero aiutare la sicurezza dei voli.

Peccato che anche con questi strumenti sofisticatissimi, a quanto dicono molti, non sarebbe stato possibile individuare l'esplosivo nelle mutande di quel signore.
Solo a me sembra assurdo tutto ciò? Non credo. Spero che non sia così.

E la salute? Siamo sicuri che non faccia male alla salute? Forse se fossero in grado di smascherare qualsiasi tipo di pericolo per la vita dei passeggeri potremmo chiudere un occhio, forse. Ma se il successo del mezzo tecnologico non è garantito... vale la pena rischiare la salute?

NOW ON AIR: "Animal" Def Leppard

domenica, gennaio 03, 2010

Assurdità del matrimonio

A mio parere ci sono poche cose più assurde del matrimonio.
Il matrimonio non è un semplice impegno, è un impegno per la vita. Io non ho alcun problema con gli impegni, niente a che vedere con una mia incapacità a sostenere gli impegni, è esattamente il contrario. Quando prendo un impegno lo prendo sul serio e quindi non posso prendere un impegno che non posso garantire di voler mantenere. Infatti, non si può decidere volontariamente di amare qualcuno, quindi non ci si può impegnare a farlo. Anche se improbabile è comunque possibile amare una persona per tutta la vita, ma assolutamente non è possibile decidere di farlo. Quindi non possiamo impegnarci ad amare "finché morte non ci separi", perché l'amore può finire, non è detto che finisca, ma può finire e non possiamo fare niente per impegnarci a non farlo finire.
Anche per questo il matrimonio è assurdo, non solo per questo motivo, ma la questione "impegno in cui è assurdo impegnarsi" mi sembra un aspetto molto importante.
Questo se vogliamo credere che il matrimonio sia fondato sull'amore: perché se parliamo di matrimoni fondati su altri principi allora è assolutamente irrazionale pensare al matrimonio, sarebbe meglio un bel contratto dal notaio, più veloce, più palese e, visti molti matrimoni che si celebrano in giro, più economico.

NOW ON AIR: "So what" Pink

giovedì, dicembre 31, 2009

Intitolare una strada a Craxi non è poi così grave

Piccola rassegna stampa da www.ilmessaggero.it:

E' polemica dopo la decisione del sindaco di Milano Letizia Moratti di intitolare una via o un'area della città a Bettino Craxi a dieci anni dalla morte.

A dieci anni dalla morte e a diciassette dalla stagione dei processi per corruzione, Di Pietro non vede ragioni per rivedere il giudizio contro colui che affrontò in tribunale nel processo per le tangenti Enimont e scende in campo per contrastare il progetto della Moratti. «Facciamola questa piazza Bettino Craxi - scrive provocatoriamente il leader dell'Idv - ma sotto il nome, come in tutte le targhe, scriviamoci anche quel che era: "politico, corrotto, latitante"».

Tace anche il Pd, che deve forse ancora metabolizzare le passate riabilitazioni di Craxi (Fassino lo inserì nel «Pantheon» del partito, per Veltroni «innovò più di Berlinguer»).

Ma tutti gli ex socialisti finiti nel Pdl insorgono contro il vecchio nemico [Di Pietro, ndb] e Sandro Bondi definisce le parole del leader Idv «senza precedenti».

Da Pier Ferdinando Casini arriva un via libera alla via per Craxi accompagnato da un giudizio equanime sull'ex leader socialista: «Le vie d'Italia - è la sua considerazione - non devono necessariamente essere dedicate ai santi ma a personalità che hanno servito il proprio Paese. Credo che Craxi sia stato riabilitato già nei fatti molto prima di questa decisione della Moratti. Ha fatto errori, e certamente non ce ne possiamo dimenticare, ma ha avuto anche meriti».

«Faccio una proposta: a Bettino Craxi venga intitolata non solo una strada a Milano, la sua città, ma tante strade e piazze italiane. Solo così l'Italia potrà rendergli onore e ricordare la sua memoria». «Dobbiamo molto a Bettino - prosegue Rotondi - perché ha difeso fino alla fine il rispetto di un ordine democratico. Si apra un confronto serio, un dibattito ampio sull'eredità politica lasciata da Craxi e non ci si fermi a una polemica inutile e strumentale».

Bonaiuti: giusto intirolargli una via. «Stiamo parlando di un clima di dialogo tra persone serie, di un anno che si rinnova e mi pare giusto che a Bettino Craxi sia intitolata una strada, una piazza, un parco, qualcosa della sua Milano. Al di là di qualsiasi discussione», ha detto il portavoce del premier Silvio Berlusocni Paolo Bonaiuti, intervistato dal Gr Rai.

Frattini: restituirgli l'onore. «Non dobbiamo permettere che il decennale della scomparsa di Bettino Craxi ci butti in faccia una storia e una memoria manipolata». E che «una ferita ancora aperta - scrive il ministro degli esteri, Franco Frattini nella rubrica a sua cura sul sito internet del Velino - torni a farci male: dobbiamo impedire che l'idea di Letizia Moratti, di onorare Craxi, nella sua Milano, dedicandogli una strada, ridia improvvisamente voce a tutta la canaglia che ha cercato di annichilire questa nostra Italia, puntando ad attribuire ad una sola parte politica la responsabilità e la colpa della cosiddetta "questione morale"». Frattini spiega così che «celebrare Bettino Craxi non significa soltanto compiere una doverosa opera di risarcimento morale: per la sua famiglia e la sua comunità politica. Significa restituire l'onore, insieme, ad un politico lungimirante ed al suo Paese».


Leggendo alcuni dei commenti sopra riportati qualche brivido mi è venuto.
Ma riflettendo meglio ho capito come non sia poi così grave intitolare una via ad una persona dalla dubbia moralità, diciamo così. L'unica differenza tra Bettino Craxi e molti di quelli a cui una strada è già stata intitolata è che il primo lo abbiamo conosciuto. Lo abbiamo conosciuto nel senso che fa ancora parte della cronaca del nostro paese e non ancora della storia.
Difficilmente ci pensiamo, difficilmente ci vogliamo pensare, ma quante strade sono già intitolate a persone che alla loro epoca avevano una dubbia moralità?
Il primo che mi viene in mente, nettamente sopra a tutti glia altri, è Giuseppe Garibaldi, l'eroe dei due mondi. Ma diversi storici sostengono che questo eroe non fosse altro che un mercenario, uno che era scappato dall'Italia chissà per quale motivo per diventare in Sudamerica prima un ladro di mandrie e poi un "mercenario della libertà". Tornato poi in Italia dove, secondo gli attuali libri di storia, combatté per puro spirito patriottico. Infine mandato in pensione a Caprera con tanti ringraziamenti e tanta riconoscenza... dopo tutta quella fatica neanche un po' di quattrini gli avranno dato?
E quanti tra quelli che compaiono sulle targhe delle nostre città, in segreto, nella vita privata, avranno avuto segreti? Quanti adulteri ci saranno, quanti pedofili, corrotti, corruttori, collusi, assassini, ladri e chi più ne ha più ne metta.
Possibile che tutti i personaggi cui abbiamo già intitolato una strada abbiano avuto una vita completamente limpida senza nessuna macchia, segreta o pubblica ma di cui ormai ci si è dimenticati dopo anni, decenni o secoli?
Quindi che differenza fa un mascalzone in più o uno in meno?
D'altronde con tutti i mascalzoni che abbiamo in parlamento chi se ne frega di un nome scritto su una targa.

UPDATE: Vorrei precisare il mio pensiero, se dovessimo intitolare strade soltanto alle brave persone o alle figure storiche dal passato impeccabile dovremmo cominciare ad utilizzare nomi di fantasia o intitolare strade a personaggi come Topolino, Paperino e Pluto. Comunque credo ci siano cose più importanti nella vita che i nomi delle strade, se un amministratore comunale intitola una strada a Craxi e poi nella sua attività giornaliera agisce nel bene e nell'interesse dei cittadini non penso che ci sia molto da lamentarsi. Chiarisco, infine, che se potessi decidere io, non intitolerei strade o piazze nè a Craxi, nè a Berlusconi, nè a Garibaldi... penso che eviterei completamente i personaggi della storia più o meno recente, preferendo fiumi, laghi, montagne, animali e piante.

NOW ON AIR: "Kings and Queens" 30 Seconds To Mars

domenica, novembre 08, 2009

Via il crocifisso dalle aule scolastiche

Sono contento che da qualche parte qualcuno abbia deciso che devono essere eliminati i crocefissi dalle aule scolastiche.
E' vero che in diverse aule i crocefissi sono assenti già da diversi anni, non dobbiamo pensare che in ogni aula di ogni scuola ci sia un crocifisso appeso: per esempio nella mia classe non c'era, anche se ogni tanto il professore di religione tentava di appendere un surrogato di crocifisso, magari cartaceo, che veniva puntualmente eliminato alla fine della sua lezione.
Questo, secondo me, sarebbe bello che succedesse, non che qualcuno ci imponesse di toglierlo, non che qualche genitore protestasse perchè tutti i simboli religiosi venissero allontanati dalle scuole, ma che gli studenti stessi di loro iniziativa rimuovessero il crocifisso dalla propria aula se questo disturba anche uno solo dei loro compagni di classe o se, più semplicemente, ritengono che la religione non debba interagire in alcun modo con la loro istruzione.
C'è chi dice che il crocifisso dovrebbe rappresentare un modello per i giovani in un mondo in cui di modelli sani non ce ne sono più, ma un oggetto che sta lì appeso al muro dall'asilo all'ultimo anno delle superiori come può essere un modello: diventerebbe un semplice oggetto, un arredamento. Se qualcun'altro lo mette lì, appeso al muro, ed io lo vedo sempre uguale tutti i giorni come se fosse un quadro, la foto del presidente della repubblica, il calendario, la lavagna... il crocefisso insieme a queste cose diventa soltanto un oggetto, banalizzato e privato di qualsiasi valore per chi lo vede tutti i giorni.
Confesso che per me il crocifisso è un oggetto senza alcun valore intrinseco, sarebbe come dire che il pupazzetto che rappresenta Gesù bambino nella mangiatoia, quello del presepe per capirci, abbia qualche valore spirituale: e allora perché si permette di venderlo nei supermercati e nelle bancarelle? Lasciamo stare che qualcuno per renderlo "sacro" dopo averlo comprato al supermercato lo porta dal prete per farlo benedire perché questa cosa è già sufficientemente ridicola, non c'è bisogno che io la ridicolizzi ulteriormente.
La scuola dovrebbe insegnare prima di tutto ad utilizzare il cervello, allora perché non permettere che gli studenti decidano se vogliono il crocifisso in classe? So perché la Chiesa cattolica non vuole che i nostri giovani imparino a ragionare con la loro testa, ma perché i genitori non lo vogliono? In realtà so anche questo, i genitori sono spesso i primi a non ragionare con la loro testa, e quando usano questo strumento donato loro dalla natura spesso sono convinti che gli altri non siano in grado di usarlo, i loro figli in primo luogo, quindi si sentono autorizzati a decidere al posto loro. Questi sono i primi due motivi che mi vengono in mente ma potrebbero essercene altri, sicuramente.
Penso che per i crocifissi ci sia abbastanza spazio nelle chiese, ai colli dei credenti più o meno convinti e nei cuori delle persone veramente credenti: è in quest'ultimo posto che i genitori veramente credenti dovrebbero preoccuparsi di trovare il crocifisso, dovrebbero preoccuparsi che i loro figli portino il crocifisso come simbolo prima nel loro cuore, e solo dopo preoccuparsi degli oggetti che comunque, come detto, possono sempre appendergli al collo, come fossero collari per cagnolini.
Se io fossi ancora studente non vorrei un crocifisso in aula, ma probabilmente non lo toglierei proprio perché si tratta di un oggetto e niente più, per me non avrebbe alcun valore, sarebbe più inutile del calendario che gli sta accanto, inutile, non dannoso o pericoloso, chi è abbastanza stupido da farsi guidare o modificare da un pezzo di legno verrebbe influenzato anche da un calendario o da una foto sul muro. Ho sempre pensato che ci sia poco da fare per queste persone, soprattutto quando anche gli insegnanti sono vittime di questo influenza malefica.

NOW ON AIR: "Youth of the nation" P.O.D.

domenica, settembre 06, 2009

L'uomo del futuro e la guerra

Conosco alcune persone che ritengono deprecabile l'essere umano, tra i tanti motivi che ci sono, anche per la sua tendenza naturale a fare guerra ai suoi simili. Spesso in momenti di poca lucidità anch'io l'ho pensata così.
Riflettendo meglio possiamo facilmente notare che l'uomo non è l'unico animale a ricorrere alla violenza per ottenere un vantaggio personale: non tutte, ma moltissime specie animali lottano per ottenere cibo, territorio e "riproduzione". Ma le nostre guerre sono tutt'altro.
Io, però, non ho mai conosciuto direttamente una persona che volesse fare guerra ad uno stato straniero. Panettieri, salumieri, edicolanti, netturbini, idraulici, bancari, studenti, magari provano il desiderio di picchiare qualcuno, di rivalersi per un torto subito, ma questo è molto diverso dal fare guerra ad uno stato straniero, ed è anche più comprensibile, sensato, ai miei occhi.
Ciò che trovo completamente insensato è che, invece, riusciamo a mandare al governo (non necessariamente noi italiani, ma noi esseri umani) sempre persone che dichiarano, provocano o sostengono guerre. Sarà colpa nostra o è assolutamente inevitabile che una volta al governo un uomo debba diventare servo della guerra o servo di uno stato guerriero?
Io penso che i soldati americani non ce l'avessero mai avuta con i talebani finchè non è arrivato qualcuno che gli ha detto "I talebani sono cattivi e anti-democratici, è nostro dovere di cittadini degli Stati Uniti d'America, la più grande democrazia del mondo, donare la democrazia a quei poveri bambini afgani". Quindi il vecchio gioco del "Armiamoci e partite". Hitler, Stalin, Roosvelt, Churchill, Bush padre, Bush figlio (solo per citarne alcuni) hanno mai partecipato ad una azione militare, si sono mai avvicinati più di qualche migliaio di chilometri ad un fronte di guerra, quanti di questi sono morti dissanguati per un colpo di fucile sparato da un nemico sul campo di battaglia? Quanti sono morti in preda ad atroci sofferenze, dilaniati dall'esplosione di un mina o da un colpo di mortaio? E cosa dire di quei tanti governi europei (di "destra" o di "sinistra" non importa) che adesso sostengono senza batter ciglio qualsiasi iniziativa di guerra degli Stati Uniti? Mio malgrado sono italiano e mi da alquanto fastidio che una mattina meno di mille fantocci si alzino e dicano "Soldati italiani armatevi e partite per sostenere le truppe americane".
Gli uomini hanno tanti difetti, sono spesso violenti ed aggressivi, ma non fanno guerra, perchè un essere umano non può materialmente organizzare una guerra... i governi però si. La cosa che non sopporto è che quando l'Italia partecipa ad una guerra indirettamente è come se vi partecipassi anch'io.
Mi sento molto amareggiato.

NOW ON AIR: "Fade away" Seether

mercoledì, luglio 15, 2009

Il papa e i quattro gatti

Servizio del TG3 da non perdere.



Questo giornalista invece di essere promosso è stato rimosso dal proprio incarico.
Io gli farei una statua.
Bravo Roberto Balducci.

venerdì, aprile 10, 2009

Vergogna giornalistica

Ritengo vergognoso il modo in cui la redazione del TG1 si sia "vantata" degli straordinari successi di ascolto, ritengo comunque sbagliato che un TG tenga in così grande considerazione gli ascolti, ma è addirittura disprezzabile proclamare il proprio successo in momenti come questi.
Mi dispiace veramente tanto che i soldi che gli italiani sono costretti, e sottolineo costretti, a pagare ogni anno tramite il "Canone abbonamento RAI" contribuiscano anche a pagare lo stipendio di chi ha ideato o anche solo permesso questo atto maleducato e irrispettoso.

Questo è il testo di una e-mail che ho appena inviato alla RAI. Non credo che ci sia altro da aggiungere se non un link.

Chi fosse interessato ad inviare una e-mail (decidete voi se di protesta o di elogio) alla RAI può seguire questo altro link.

Update: forse era opportuno dare un riferimento al fatto che ha dato origine al vergognoso comportamento della redazione del TG1, cioè il terremoto (rivelatosi poi il primo di una lunga serie) che ha portato morte e distruzione nella città de L'Aquila all'inizio della settimana scorsa. Adesso che i fatti sono attuali sembra banale scriverlo, ma tra qualche mese, purtroppo, potrebbe non esserlo più.

lunedì, gennaio 12, 2009

Premiare lo studio con il denaro?

Un'altro tema che mi è tornato "sotto mano" in questi giorni è la proposta da parte di diversi tra politici, presidi, insegnanti, genitori, di premiare gli studenti particolarmente brillanti con somme in denaro. Per loro stessa ammissione questa soluzione funzionerebbe anche da stimolo a quelli che di stimoli nella scuola ne trovano pochi.

Il bisogno di pagare gli studenti per spingerli a studiare di più è simbolo del fallimento del sistema scolastico italiano: sintomo dell'incapacità dei nostri insegnanti, ma anche dei genitori e della società intera, di comunicare ai ragazzi l'importanza dello studio e della scuola.
Quello che la società comunica è che non importa quanto impegno ci metti e quali risultati ottieni, in un modo o nell'atro ce la fanno tutti, quindi perchè darsi pena?
Che schifo. Cacciamo un po' di insegnanti incapaci dalle scuole, facciamo studiare solo quelli che ne hanno voglia e premiamo gli studenti meritevoli mettendogli a disposizioni insegnanti all'altezza del loro compito e strutture, infrastrutture e mezzi di supporto alla didattica che permettano agli studenti volenterosi di costruirsi il futuro che vogliono.

NOW ON AIR: "From the inside" Linkin Park

Vogliamo veramente il grembiule?

Lo so che l'argomento non è propriamente attuale ma sono rimasto un po' indietro con i pensieri da esprimere. Riporto alcune riflessioni partorite dal mio cervello durante l'estate quando "grembiule" e "riforma della scuola" erano temi d'attualità.

Vogliono reintrodurre la divisa a scuola, o almeno il vecchio e caro grembiule delle scuole elementari. Io sinceramente ho sempre odiato quel maledetto oggetto del demonio, sia da bambino quando ero costretto ad indossarlo, sia da più grande quando ho potuto cominciare a guardarlo con spirito un po' più oggettivo.
Ancora non ho trovato un sostenitore del grembiule che sia riuscito a darmi una giustificazione che risulti per me sufficientemente sensata da giustificare la divisa scolastica.
Dicono che il grembiule serva a far capire ai bambini che siamo tutti uguali: il problema è che non è vero che siamo tutti uguali e prima i bambini lo capiscono prima potranno farsene una ragione o imparare che forse è molto bello che non lo siamo. Nascondere dietro un grembiule i vestiti firmati non serve a nulla, perchè i bambini parlano, perchè in fondo i bambini non sono stupidi come piace pensare a grandi. Con i grembiuli vogliamo insegnare ai bambini che nonostante ciò che indossiamo siamo tutti uguali, e allora perchè gli adulti non indossano grembiuli? E un domani cosa faremo? Faremo indossare delle maschere tutte uguali ai nostri figli dicendogli "non importa cosa c'è dietro la maschera siamo tutti uguali"? Che orrore.
Se poi parliamo di adolescenti, la divisa scolastica serve ancora meno, da questo punto di vista. E' incredibilmente stupido cercare di far credere ai ragazzi che sono tutti uguali: spieghiamogli da subito che non lo sono, facciamogli capire perchè questo è normale e che, come ogni cosa della vita, a volte è una cosa piacevole e altre volte lo è meno. Dimostriamogli che la differenza e la diversità può essere un valore e non una mancanza.
Ho persino sentito dire "non chiamiamola divisa, ma uniforme, affinchè unisca invece di dividere". Cosa? Invece di insegnare ai ragazzi a non uniformarsi, a pensare fuori dagli schemi, dovremmo insegnargli a seguire il gregge, ovvero ad uniformarsi? Ma si, tutti vestiti allo stesso modo e le pecore nere fuori dalle scatole.
A quelli che, invece, dicono ci sia bisogno di riportare un po' di buona creanza nel vestire dei ragazzi, dico che forse sarebbe meglio insegnare e rendere consapevoli questi ragazzi di cosa comunicano vestendosi in un certo modo: spiegarsi che anche il vestirsi è un linguaggio di comunicazione, a volte molto più efficacie di tante parole. Consapevolezza. Che i ragazzi siano consapevoli, perchè possano avere i mezzi per decidere da sè cosa fare e come vestirsi.
Poi a cosa serve il grembiule se ognuno può comprare quello che vuole: Armani, Gormiti, Pokemon, Wynx e siamo daccapo. Per non aprire il capitolo maschietti contro femminucce: non è discriminatorio e divisorio che i maschi abbiano solitamente un grembiule blu/azzurro e le femmine un grembiule rosa? Se dobbiamo essere tutti uguali dobbiamo esserlo da tutti i punti di vista, se no ha ancora meno senso di quel poco che già ha.
Il fatto è uno solo: siamo tutti diversi indipendentemente da come ci vestiamo, dovremmo imparare ad apprezzare i lati positivi di questa diversità, perchè un coglione è sempre un coglione con la divisa scolastica o senza, la quale, così come qualsiasi altra divisa, targhetta, effigie, uniforme o quant'altro, non fa che creare l'illusione di unione o divisione.

NOW ON AIR: "More than a feeling" Boston

venerdì, ottobre 31, 2008

Decreto Gelmini

Ho letto il decreto Gelmini che è stato approvato ieri (30/10/08) in Senato, è possibile trovarlo anche a questo link.

L'ho fatto perchè ho sentito tanto e tanti lamentarsi di questa approvazione, si dice che sia una riforma ingiusta e sbagliata, volevo capire perchè, visto che nessuno me lo sa spiegare. Volevo capire perchè tante persone sono scese in piazza per protestare, perchè tanti genitori hanno portato in piazza anche bambini di sei o sette anni.

Quello che voglio dire è che a me non è sembrato un decreto ingiusto, sono pochi punti che si leggono abbastanza facilmente, potremmo riassumerli in questo modo:

1) reintroduzione dell'insegnamento dell'educazione civica;
2) reintroduzione della bocciatura in base al voto di condotta;
3) utilizzo della votazione numerica anche alle elementari;
4) ritorno al maestro unico nelle scuole elementari;
5) i libri di testo devono durare almeno cinque anni;
5-bis) nuove disposizioni in materia di attribuzione dei posti nelle graduatorie;
6) chi ha conseguito la laurea in scienze della formazione primaria è esonerato dal sostenere l'esame di abilitazione all'insegnamento;
7) modifica delle modalità di accesso alle scuole di specializzazione in medicina e chirurgia;
7-bis) riassegnazione di fondi, altrimenti destinati, alla ristrutturazione e messa in siscurezza degli edifici scolastici.

Detto che a volte il "burocratese" è un po' complicato e risulta difficile non perdersi tra commi e riferimenti ad altri documenti, non mi sembra che ci sia nulla di palesemente errato o ingiusto in questo decreto, sicuramente non trovo sbagliati i punti 1, 2, 3, 5; sui punti 5-bis e 7 non posso giudicare perchè ne so veramente troppo poco; sul punto 7-bis tutto dipende da come verranno effetivamente gestiti i fondi, con quale livello di chiarezza e controllo.

Qualche dubbio me lo mette sicuramente il punto 6, perchè mi da l'impressione che serva a favorire qualcuno e sfavorire qualcun altro.

Riguardo al più discusso punto 5 io non lo trovo ingiusto nè sbagliato: non so se recentemente avete avuto a che fare con maestri elementari (lo stesso discorso purtroppo vale per insegnanti di ogni ordine e grado), ma io ho potuto rendermi conto che ci sono tanti incapaci tra le loro fila, questo significa probabilmente che non ci sono abbastanza persone in grado di ricoprire questo ruolo o che non ci sono persone capaci che vogliano fare questo lavoro: fatto sta che avere tre insegnanti poco capaci non aiuta i bambini in alcun modo, esagerando potrei dire che piuttosto che avere tre poco capaci è meglio averne uno poco capace, rischia di fare meno danni da solo.
Detto questo io ritengo che sia opportuno tagliare un po' di rami, certo sarebbe meglio se questa potatura di insegnanti venisse fatto con metodo, mantenendo gli insegnanti di valore e ricollocando o anche licenziando o non rinnovando quelli meno adatti a questo lavoro... ma non credo che in Italia siamo ancora pronti per questo passo di civiltà, sicuramente i "nuovi posti" verranno assegnati con il vecchio solito metodo italiano dell'anzianità di servizio, anche per questo in Italia non ci sarà mai posto per le persone meritevoli.

Infine, per quanto riguarda abolizione/riduzione delle ore di dopo-scuola dico quello che ho sempre detto: "Mamme e papà di tutta Italia, se non avete tempo per i figli... non li fate, non vi obbliga nessuno".
I figli si dovrebbero fare soltanto se si hanno la voglia e le risorse per crescerli, altrimenti si possono anche non fare.

NOW ON AIR: "Teardrop" Massive Attack

sabato, luglio 12, 2008

Pochi soldi, tanti saldi

Devo dire quello che penso, mi dispiace, ma quando ci vuole ci vuole: ci sono veramente troppi coglioni in giro per le strade italiane, liberi di circolare e diffondere idiozia con le loro maledete teste di cavolo.
Non parlo di idioti al volante (anche se pure quelli sono molti) ma di quei deficienti che assaltano i negozi in occasione dei saldi. Attenzione, non ce l'ho con tutti quelli che usufruiscono dei saldi, perchè non c'è assolutamente niente di male.
La settimana scorsa a Roma, così come in tante altre città d'Italia, sono scattati i saldi e, oltre alle immagini aberranti viste in televisione, ho potuto vedere con i miei occhi file lunghissime fuori da negozi di grandi marche: due o tre ore di fila per comprare capi in saldo di Prada, Gucci, o Chissacchì. Come si fa? Come diavolo si fa? Perdere tutto questo tempo per pagare una firma, perchè è solo quello che si sta pagando, 300 euro invece che 500? Per questo è assurdo, molto più assurdo di chi compra capi firmati a prezzo pieno, spesso questi hanno i soldi in abbondanza per fare spese così idiote, ma ci sono tante persone, alcune delle quali conosco anche direttamente, purtroppo, che fanno pazzie tipo tre ore di fila per potersi comprare cose che non possono permettersi, per comprarsi un capo firmato.
Nel 2008 come possono esserci persone così idiote, certa gente non usa il cervello? Che domanda, la risposta la so, ma non riesco a rassegnarmi... provo rabbia ogni volta che vedo atteggiamenti come questi, la sostanza sottomessa in tutto e per tutto alla forma, tutta apparenza niente contenuto. Io maledico le deboli menti di questi incommensurabili idioti, questi miserabili, miserabili privi di qualsiasi ricchezza interna a discapito di una più o meno elemenosinata ricchezza esterna. Se perdi due ore della tua vita per poter comprare un completo firmato non posso che considerarti un miserabile.
Non abbiamo i soldi? Non lo metto in dubbio, anche se qualche dubbio ce l'ho. Non sarebbe più logico evitare di acquistare prodotti firmati anche se in saldo? Visto il prezzo ugualmente elevato rispetto a cose come il pane, la pasta, il latte, non sarebbe più sensato rinunciare a prodotti che non dovrebbero avere alcune reale, e sottolineo reale, valore nella vita di un qualunque essere umano? Tempo fa leggevo sul giornale di persone che pur di non rinunciare ad essere "presentabili" sul posto di lavoro, o nella vita sociale, spendono la maggior parte del denaro a loro disposizione per trucchi, prodotti per l'igiene personale, abiti e scarpe firmate, a volte per l'auto: per il resto, come cibo ed abitazione, fanno quello che possono, ricorrendo spesso all'aiuto dei parenti o a quello della Caritas. Come si può arrivare ad un tale punto di inciviltà e di barbarie.
La società dell'apparire sento spesso dire, lo sento da dieci anni, tutti quanti sono disgustati da questo "apparire prima che essere", ma sono sempre tutti là a fare la fila per le vie del centro, uccelli rapaci pronti ad accaparrarsi il capo visto sulla rivista, spendendo cifre da capogiro che non rappresentano neanche lontanamente il valore materiale dell'oggetto acquistato: compriamo aria, compriamo nomi, compriamo idee perchè evidentemente non ne abbiamo a sufficienza nei nostri cervelli bacati, compriamo pensieri perchè generarne di nostri è faticoso e pericoloso, rischiamo di pensare qualcosa che gli altri non condividono, aiuto!!!

Ritornando al pratico più spicciolo, io indosso indistintamente prodotti di marca e non, guardando sempre alla qualità e al prezzo senza fare caso a nient'altro e per questo sono stato considerato uno sciocco, uno sconsiderato, un coraggioso, un mentecatto, un poveraccio... io penso e spero solo di essere una persona razionale che usa il cervello ogni volta che può, perchè è il cervello che mi rende, o che può rendermi nel caso ancora non lo fossi, un uomo.
Per me cose come 3 magliette 5 euro non sono un problema ma un'opportunità, poi ci sono i vestiti usati specialmente quelli regalati da amici o conoscenti: sono uno scroccone? può darsi ma "scroccone" è solo una parola, a cui non associo alcuna importanza. Se mi regalano qualcosa, la prendo e se mi è utile la uso: nessuno si dispiacerebbe di utilizzare un'automobile regalata o di spendere dei soldi che gli sono stati regalati, perchè dovrebbe essere diverso per i vestiti. I saldi sono una buona cosa, ma solo quando vado a comprare al centro commerciale, spendendo 16 euro per dei pantaloni invece di 30, prezzo con cui li avevo visti 4 mesi prima; oppure quando mi permettono di comprare tre magliette della Reebok a 12 euro.
Se i soldi mancano, comportiamoci come se mancassero, non andiamo a spendere soldi che non abbiamo o che potremmo spendere molto meglio: con 300 euro spese da Prada, io ci mangio molto bene per un mese e mi avanza anche qualcosina se voglio.
Io sono un integralista per certe cose e voglio riconoscere che per certe cose a volte posso anche esagerare, ma esistono delle vie di mezzo in cui magari è possibile trovare un corretto equilibrio che possa farci vivere bene senza dover essere necessariamente degli idioti senza cervello.

NOW ON AIR: "Sick & Tired" Default