sabato, dicembre 01, 2007

V per Vendetta


Ho appena visto "V per Vendetta".
Un commento a caldo: fantastico.
Un'impressione a caldo: la prima e la seconda parte sono due film nettamente differenti.
In sostanza un film che ha stimolato la mia mente ed ha emozionato il mio cuore, cosa si può chiedere di più ad un film?
Ha anche il merito di avermi riportato alla mente il mitico Guy Fawkes, quel personaggio storico inglese che riposava in un cantuccio della mia memoria da quando l'ho studiato a scuola durante le ore di cultura inglese.
Un film vivamente consigliato.

NOW ON AIR: "Black Tower" Kamelot

domenica, novembre 18, 2007

Video-strage in un liceo

Qualche giorno fa ho aperto un giornale di quelli gratuiti che vengono distribuiti nella mia città e leggendo distrattamente mi sono trovato davanti questo titolo: "Video-strage in un liceo".
A parte che il titolo è già sbagliato perchè dà l'idea che ci sia un video della strage, ma questo è un altro problema, concentriamoci sulla notizia, cito:

"Otto persone sono rimaste uccise in una sparatoria avvenuta in una scuola di Tuusula. In serata poi è morto anche il ragazzo di 18 anni, Pekka-Eric Avinen, che dopo aver seminato il terrore nella scuola si era sparato alla testa.
[...] il ragazzo responsabile della strage aveva messo su YouTube un video in cui annunciava un <massacro>, registrandosi con lo pseudonimo tedesco Sturmgeist89 (spirito della tempesta). Il riferimento alla scuola era esplicito già dal titolo. [...] Dopo aver ricevuto 125 mila contatti, il video era stato oscurato. [...] incitava alla guerra contro <le masse dalle menti deboli>.
[...] I ragazzi raccontano che il killer è sempre stato attratto dalle pistole e dalle <cose estreme>. Il pistolero faceva pratica in un poligono. Ammirava quelli che hanno sparato nelle scuole Usa [...] aveva un sito nel quale dichiarava di odiare la gente e l'umanità. Ha anche dichiarato di essere pronto a morire per seguire i suoi ideali. [...] dicono che era solitario e silenzioso."


Aggiungo io che nel filmato aveva una bellissima maglietta con su scritto "Humanity is overrated" (l'umanità è sopravvalutata); partendo da questo io vorrei dire che il tutto diventa ancora più insensato. Assurdo è pensare di uccidere, assurdo è pensare di essere una specie di angelo purificatore, assurdo è pensare che siano gli altri quelli dalle menti deboli, un atto come questo non dimostra certo una mente forte.
Dal mio punto di vista un po' estremista, ammirare qualcuno è sempre un segno di insoddisfazione personale, ma ammirare degli idioti come quelli che giocano con le vite degli altri è un chiaro segno di povertà mentale.
Sembra che odiasse gli esseri umani e, come recitava la sua maglietta, li ritenesse sopravvalutati, ma allora perchè darsi tanta pena? Perchè tanta fatica e tanta apparente attenzione nei loro confronti?
Rispetto alla mia vita gli acari sono insignificanti e mi comporto di conseguenza, non li considero per niente, così come non li accudisco, non mi do da fare per distruggerli. Quello che penso io è che dietro ad un atto di questo tipo ci sia astio, insoddisfazione, rabbia personale, forse anche vendetta: quanti esempi possiamo trovare nella storia di atti meschini ed idioti, ma in grado di placare un bisogno di miserrima natura, celati dietro grandi ideali o missioni dagli elevati o elevatissimi scopi?
Mi scuso per l'eccessivo cinismo ma a questo punto dico che avrei apprezzato di più la persona, comunque deplorando il gesto, se si fosse presentato come un vendicatore di se stesso, desideroso di liberarsi delle persone che, a suo dire, gli avevano "fatto del male".

NOW ON AIR: "Struggle for pleasure" Wim Mertens

venerdì, novembre 09, 2007

Suicidio a Ischia

Voglio evitare di essere superficiale quindi cercherò di evitare di dilungarmi eccessivamente con il rischio di perdere il filo ed il senso del discorso.
Andrò telegraficamente al punto cercando di non mettere troppa carne al fuoco.
Qualche giorno fa un ragazzo ad Ischia si è suicidato impiccandosi ad un albero: "Lo chiamavano secchione" dicono i giornali. Non può essere soltanto questo, o meglio, è questo ma detto così è troppo semplice: c'è di più, le vessazioni che un ragazzo studioso e un po' atipico può subire, e molto spesso subisce, nella scuola italiana, vanno oltre. Certo, viste da fuori, sono piccole cose, viste dal mondo di quelli che ormai "sono grandi" sono ragazzate, ma nel micro-cosmo di un adolescente sono dei massi sempre più grandi che cadono sulle spalle ancora deboli di ragazzi che alla fine non hanno un vero e proprio punto d'appoggio. Se vogliamo una tortura cinese, tante piccole goccioline che "ticchettano" sulla tua testa, mettendo a dura prova nervi, mente e spesso anche il corpo.
Gomme da masticare nei capellio sui vestiti, sgambetti, derisioni, maltrattamenti fisici, furti, isolamento, emarginazione sono solo i primi ingredienti che mi vengono in mente di situazioni come quella che probabilmente ha vissuto questo ragazzo.
Situazioni che come lui hanno vissuto altri e altri ancora vivono, sicuramente una minoranza rispetto alla popolazione scolastica italiana, ma seppure in minoranza non sono sempre essere umani questi ragazzi? e se l'immaturità degli adolescenti tipici non può essere curata, non dovrebbero pensarci quelli che dall'adolescenza sono usciti a proteggere chi viene costantemente e ripetutamente colpito? professori e genitori dove sono? nel milgiore dei casi sono degli incapaci (se sei incapace non è colpa tua), in altri fanno finta di niente, in entrambi i casi spesso gli stessi adulti da adolescenti erano esattamente come gli adolescenti che dovrebbero limitare e controllare e probabilmente ancora adesso non capiscono quanto male possono aver fatto quando è toccato a loro.
Parlo con amarezza perchè io ci sono passato, dalla parte del più debole, dalla parte del vessato e del maltrattato, e so quello che significa andare a letto sperando di non svegliarsi più per non dover più soffrire, so cosa significa provare rabbia nei confronti degli altri e sperare che siano loro a scomparire, so cosa significa cominciare a pensare che non possono essere sbagliati tutti gli altri e convincersi che sei tu ad essere sbagliato e provare rabbia verso te stesso per questo motivo, so cosa significa non capire cosa si è fatto di sbagliato per meritare di esser trattati male e perchè quelli da cui ti aspetteresti di essere protetto non fanno nulla per aiutarti e anzi a volte ti spingono ancor di più nella morsa del nemico.
Non so se sono stato più forte o solo più fortunato di altri, so che alla fine non mi sono ucciso e non ho ucciso nessuno (penso ai recenti fatti di Finlandia, ma quella è un'altra storia)... so che molto probabilmente è stata una fortuna, e sicuramente un bene, per me conoscere Shirin e, forse più tardi di quanto avrei potuto, conoscere meglio Valeria: grazie ad entrambe.

NOW ON AIR: "Too late" No Doubt

Il pensiero degli altri

Mi è capitato di rileggere una e-mail che ho scritto qualche tempo fa ad una mia amica, una e-mail a cui lei non ha mai risposto. Nella succitata io sottolineavo più volte come non mi importasse di quello che pensava la "gente", o comunque gli altri, riguardo la mia persona o le mie azioni... probabilmente per questo non mi ha mai risposto.
Ma ora rileggendola mi sono reso conto che non mi sono espresso bene: a tutti gli esseri umani coscienti importa, in un modo o nell'altro, di cosa pensano gli altri esseri umani. Quello che volevo dire era che non ero, così come non lo sono ora, disposto a modificare, nè consapevolmente nè inconsapevolmente, la mia vita solo perchè gli altri vivono in un'altra maniera o pensano che ci sia qualcosa di sbagliato nella mia vita. Devo essere soltanto io a decidere, in autonomia e in armonia con me stesso, come voglio vivere la mia vita, d'altronde la vita è una questione di scelte e poco più.
Questo però non significa che non mi interessa cosa pensano gli altri di me: le idee e le opinioni della maggior parte delle persone sono opinabili e spesso banali, ma questo non c'entra con il fatto che a volte mi piacerebbe sapere cosa ne pensa di me, di come vivo, di quello che faccio o non faccio, di come la penso, un'amica o un amico.
Allo stesso modo mi piacerebbe sapere se una persona mi è grata per qualcosa che ho fatto o se mi porta rancore, se mi vuole bene o non mi sopporta, se mi rispetta per qualche motivo o mi disprezza: tutte queste cose ci dicono di più su di noi, sulle nostre personalità e ci possono far capire molto della nostra mente e della nostra vita, oltre che quella degli altri.
Concludo dicendo che sebbene spesso il voler sapere cosa gli altri pensano di noi viene considerato un difetto, un segno di insicurezza, io ritengo che, invece, possa essere un segno importante di curiosità e di desiderio di conoscere meglio se stessi e le persone che ci stanno intorno: di solito una persona insicura non chiede esplicitamente agli altri di esprimersi su sè stesso, ma cerca strade impervie e nascoste per raggiungere le informazioni che brama. Ci vuole coraggio per chiedere e ancora di più per chiedere un giudizio su di sè e solitamente chi è insicuro non ha coraggio, probabilmente non questo tipo di coraggio.

Grazie Valeria.

NOW ON AIR: "Where'd you go" Fort Minor

lunedì, ottobre 01, 2007

Complimenti al millesimo visitatore!!!

Eh si! Non ci credevo neanche io... ho fatto di tutto per tenere lontani i visitatori dal mio blog: ho scritto stupidaggini, ho scritto cose eccessivamente serie, non ho scritto per lunghi periodi... niente, non è servito a nulla ed ora mi ritrovo qui a dover festeggiare il superamento delle 1.000 visite.

Totale Visite Pagine viste
Settimana
16
21
Mese corrente
159
185
Dalla creazione dell'account / dall'ultimo azzeramento
1.012
1.188

Fonte: ShinyStat


Naturalmente devo ringraziare tutti quelli che seguono con assiduità i miei vaneggiamenti (Serendipity e Franciov) e soprattutto tutti quegli amici che non hanno visitato mai il mio blog neanche per sbaglio. Grazie a tutti e spero di meritarmi questo successo. In seconda battuta grazie anche a tutti gli Anonimi.

PS: vorrei sottolineare che sono salito da 5/50 a 6/50 nella graduatoria del gradimento ShinyStat.

NOW ON AIR: "More than a feeling" Boston

venerdì, settembre 07, 2007

Letture terminate

Vorrei citare qui alcuni libri da me letti recentemente ma di cui non sono ancora riuscito ad elaborare una recensione o comunque un commento che mi soddisfi:
- "Casa di bambola" Henrik Ibsen
- "Il Silmarillion" J.R.R. Tolkien
- "Fahrenheit 451" Ray Bradbury
- "Le storie del ciclo di Cthulhu" H.P. Lovecraft
- "La repubblica" Platone

Il non riuscire ad elaborare ed esporre un commento chiaro e sufficientemente spontaneo riguardo un libro che ho letto, spesso mi infastidisce più del non riuscire a terminare la lettura di un altro. In questo caso i libri sono addirittura cinque, quindi sono discretamente nervoso e per discretamente nervoso intendo che, ogni volta che uno di questi libri mi capita davanti agli occhi, mi viene una gran fame.

NOW ON AIR: "Carolyna" Melanie C

giovedì, settembre 06, 2007

Racconti del terrore


Ho letto "Racconti del terrore" di Edgar Allan Poe.
Sarò sincero, ero abbastanza scettico su questo autore ma mi sono dovuto ricredere.
Ho deciso di leggere Poe perchè alle sue opere era molto legato uno dei miei scrittori preferiti, H.P. Lovecraft; forse ero scettico perchè Poe risulta al grande pubblico molto più famoso rispetto a Lovecraft e forse questo mi causava un po' di risentimento riflesso, se capite cosa intendo.
Comunque dopo aver letto questa collezione di racconti brevi, oltre ad essere contento di averlo fatto, ho anche capito perchè Poe era tra le letture preferite di Lovecraft. L'impressione che ho avuto dell'autore è quella di un profondo studioso della mente e dei comportamenti umani; a volte immagino Poe più come uno scienziato che come un artista, un uomo pieno di curiosità verso la vita degli esseri umani, curioso e con tanto desiderio di capire.
Ho apprezzato particolarmente la forma del racconto breve: credo che questo mezzo permmetta allo scrittore di raggiungere meglio, e non solo prima, il suo scopo, quello di coinvolgerti nella sua storia, nelle vicende che vuole narrarti, portarti abbastanza velocemente dove tu e lui volete arrivare. Poe, inoltre, riesce ad arrivare a quel punto con la giusta velocità, nè troppo precipitosamente, nè costruendo un'inutile sovrappiù di vicende che servirebbero soltanto ad allungare il brodo: vuole mostrarti un aspetto della realtà che l'ha colpito, racconta la vita guardando a quei momenti in cui, forse, ci sentiamo più vivi, quei momenti in cui ci avviciniamo all'ignoto, quei momenti in cui la paura e il terrore si impadroniscono dei nostri sensi e ne fanno quel che vogliono, quei momenti, soprattutto, in cui ci troviamo così vicini alla morte, nostra o di qualcuno che ci è vicino, da rappresentare forse i momenti più "alti" di vita... ho sentito più volte dire che non ci si sente mai tanto vivi quanto nei momenti in cui si è vicini alla morte e credo che probabilmente sia vero. Possiamo quindi dire che Poe racconta sì di paure, di terrori, di incubi, di morte ma mentre lo fa racconta soprattutto di vita.
I racconti che mi sono piaciuti maggiormente sono "Silenzio", "Una discesa nel Maelstorm", "La maschera della Morte Rossa", oltre ai celeberrimi "Il gatto nero" e "Il pozzo e il pendolo": soprattutto quest'ultimo credo che sia un racconto veramente fantastico, io sono uno che si annoia facilmente, a volte molto facilmente, ma questo racconto è riuscito a prendermi e l'ho letto tutto d'un fiato senza neanche accorgermene, mi sembrava di essere accanto al protagonista mentre questo viveva il proprio racconto.

Prossimamente leggerò anche "Racconti del grottesco" e "Racconti di enigmi", ma per ora cambio categoria, ho una sfida in corsa... c'è un libro che devo leggere da dieci anni, l'ho comprato due anni fa ma ancora non sono riuscito a leggerlo e quando ho scoperto che Franciov lo sta leggendo, mi sono detto lo devo iniziare subito e finirlo prima di lui... eccomi "Memorie di Adriano" sono pronto!

NOW ON AIR: "Show must go on" Queen

lunedì, settembre 03, 2007

Il leone e la gazzella

Sono laureato in ingegneria informatica e il mio futuro dovrebbe essere quello di lavorare in un'azienda, di informatica, di elettronica, non importa.
Ma come si può lavorare in un ambiente in cui non solo il concorrente è visto come un nemico, ma lo stesso cliente è considerato un avversario.
In una situazione del genere sei continuamente circondato e devi difenderti da tutto e da tutti; e difendersi non basta, ci si aspetta che tu combatta, che tu prevenga, che tu uccida, naturalmente in senso figurato. Quando mi trovo a contatto con persone che fanno già parte di questo mondo non posso non provare un forte senso di disgusto, è più forte di me: io cerco sempre di capire il punto di vista degli altri, spesso riesco a comprendere quello che le persone fanno e ad intuire diverse possibili motivazioni per comportarsi, per vivere, in una certa maniera, ma il capirli non mi impedisce di rimanere basito e, più spesso, disgustato.
La parola d'ordine è competitività, ai miei occhi però questa parola perde tutto quello che potrebbe avere di positivo soltanto al pensiero del mare di mediocrità in cui è immerso: si compete per superare l'avversario non per raggiungere l'eccellenza nel proprio campo, non per fare il meglio di quello che sarebbe possibile, non per dare il meglio di sè.
La parola d'ordine è competitività: ma come si può vivere competendo? Il progresso non dovrebbe salvarci dalla competizione per la sopravvivenza?
Nel mondo in generale, e in queste aziende soprattutto, lavoriamo per generare progresso e civiltà ma non riusciamo a slegarci dalle mere leggi di natura.
Come possiamo parlare di civiltà quando parliamo di esseri umani? Come possiamo guardare ai gorilla d montagna delle foreste del Virunga e non provare invidia? Credo che ci siano veramente pochi esseri umani civili sulla Terra e sicuramente nessuna nazione, tra quelle riconosciute, che possa dirsi civile. Come possiamo definirci civili quando in realtà continuiamo imperterriti a vivere secondo la cosiddetta "legge della giungla", la "legge del più forte"? Ho detto più volte che la legge del più forte, se così la vogliamo chiamare, è l'unica che ha ragione di esistere e, in un certo senso, anche l'unica giusta, ma nel caso degli esseri umani ci sono due pesanti aggravanti:
1) il nostro cervello e le sue potenzialità ci offrono la possibilità di andare oltre questa legge, di poter essere civili, di poter vivere in modo più sereno rispetto ai leoni e alle gazzelle, possibilità che noi abbiamo rifiutato ogni giorno "dall'alba dei tempi";
2) gli animali, che hanno un livello più basso di coscienza e consapevolezza, vivono secondo questa legge ma con misura, mangiano per sfamarsi, bevono per dissetarsi, a differenza nostra che mangiamo e beviamo ormai esclusivamente per gusto, per piacere e che per continuare a sfamarci e dissetarci ci inventiamo ogni giorno una nuova fame e una nuova sete e, quando non ci pensiamo da soli, c'è sempre qualcuno pronto a solleticarci con qualcosa di nuovo e gustoso a cui difficilmente riusciamo a resistere.

Vorrei continuare a dire tante altre cose, ma quando l'amarezza cresce piano piano in me, arriva ad un punto in cui i pensieri si accavallano e si rincorrono senza la possibilità per me di riordinarli e scriverli, diventano una tenebra oscura tra cui è difficile farsi largo e ritrovare la strada che si voleva seguire. Allora meglio fermarsi, sedersi tranquilli, cercare di rilassarsi pensando ad altro, finchè le tenebre non svaniscono per darti un piccolo sollievo, almeno fino alla prossima volta, fino al prossimo abbraccio della tenebra, sperando che non sia troppo presto... un abbraccio che però, in cuor mio, già mi manca.

NOW ON AIR: "Evolution" Korn

venerdì, agosto 31, 2007

Le vite degli altri


Questa estate sono tornato, dopo lungo tempo, ad approfittare del cinema all'aperto e sono stato fortunato.
Sono andato a vedere un film di cui mi avevano parlato molto bene, addirittura mi era stato detto che fosse il miglior film dell'anno: il film in questione è appunto "Le vite degli altri".
Non so se è veramente il miglior film dell'anno, prima di tutto si tratta pur sempre di gusti, e, soprattutto, non ho visto molti film quest'anno quindi mi mancano le basi per commentare a pieno quest'affermazione.
Quello che so è che mi è piaciuto, ero scettico perchè il trailer non mi aveva convinto ad andarlo a vedere e perchè ho poca fisucia nel cinema tedesco, più o meno la stessa fiducia che ripongo in quello italiano o francese.
Un film d'altri tempi, questo mi è sembrato, quando i film non soltanto ti raccontavano una storia ma te la comunicavano, ti comunicavano una storia e magari ti comunicavano un'idea, un pensiero o più semplicemente ti davano uno spunto per riflettere, attirando la tua ragione solleticando il tuo cuore.
1984, DDR (Repubblica Democratica Tedesca), Berlino Est. Tra intrighi e interessi personali la STASI lavora incessantemente per smascherare i nemici dello stato e del socialismo; gli artisti e gli intellettuali sono sempre i primi indiziati: contestatori e destabilizzatori per natura. Le vite di registi teatrali, commediografi, giornalisti, attori, passate al setaccio e come sempre la dura lotta tra il bene ed il male, ci sarà qualcuno che si chiederà cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, che vacillerà messo di fronte alle "vite degli altri"?
Due ore di film che difficilmente annoieranno e spero facciano anche riflettere; non esprimo giudizi sugli attori perchè non sono mai stato in grado di distinguere un buon attore da uno cattivo, io giudico soltanto la storia e ciò che mi fa provare.
Buona visione.

Note - E' IL PIU' GRANDE SUCCESSO DELLA STAGIONE CINEMATOGRAFICA TEDESCA (HA VINTO 7 PREMI DEL CINEMA TEDESCO TRA CUI MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGIA, MIGLIOR SCENEGGIATURA).
- PRESENTATO IN 'PIAZZA GRANDE' A LOCARNO 2006.
- OSCAR 2007: MIGLIOR FILM STRANIERO.
- DAVID DI DONATELLO 2007 COME MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA.


Per maggiori dettagli: "Le vite degli altri"

NOW ON AIR: "Struggle for pleasure" Wim Mertens


giovedì, agosto 30, 2007

Andamento positivo

Sono contento perchè in queste utlime due settimane il mio blog ha registrato, secondo i dati di ShinyStat, un andamento molto positivo: un bel +108% di visite.
Sono molto fiero di me... non è vero, ma mi fa comunque piacere, anche se potrebbero essere persone capitate qui per caso.
Comunque, se i mezzi tecnici mi sosterranno con sufficiente continuità, spero di poter aggiornare più spesso di quanto ho fatto negli ultimi mesi il blog, proponendo idee, recensioni, suggerimenti, segnalazioni, sempre nel mio spirito, un po' critico, un po' malinconico, un po' irriverente, aggiungendo ogni tanto una punta di leggerezza.
Grazie a chiunque apprezzi quello che scrivo, a chiunque lo legga anche senza apprezzarlo, a chiunque lo legga perchè mi conosce e a chiunque lo legga solo perchè gli sto simpatico: un saluto particolare ai miei commentatori preferiti Serendipity e Franciov (non vorrei sottolineare qui che sono anche gli unici, a parte uno o più anonimi le cui sembrano farsi più frequenti di recente, ma spero che possano crescere).

PS: vorrei sottolineare quanto suoni meglio usare la parola "andamento" invece dell'orribile versione inglese "trend", caro il mio ShinyStat, il mio sito non ha un "trend", bensì un "andamento" positivo (Forza CILDLI, sempre).

NOW ON AIR: "U + Ur hand" Pink